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Quell'anomalo socialismo poco craxiano che Enrico Manca ci lascia in eredità PDF Stampa E-mail
enrico-mancaEnrico Manca fu potenzialmente l'alternativa politica a Bettino Craxi nel Psi. La passione per la politica fu la ragione della sua vita fin da giovanissimo. Egli entrò in politica militando nel Psdi, poi seguì Matteo Matteotti e Mario Zagari che, con la scissione del Muis, si collocarono nel Psi.

di Fabrizio Cicchitto da Il Foglio



Nel Psi Manca fu per una lunga fase fra i seguaci di De Martino fino a diventarne uno dei più stretti collaboratori. La subalternità di De Martino alla Dc e al Pci fu una delle cause della cocente sconfitta del Psi alle elezioni del 1976.

Il Psi sembrava destinato a una lenta dissoluzione ma si affermarono al suo interno degli "spiriti animali" di stampo autonomistico provenienti dalle due correnti "estreme", la destra nenniana e la sinistra lombardiana che, con l'apporto decisivo di Giacomo Mancini, concorsero nella elezione di Bettino Craxi a segretario del partito.

Nei giorni cruciali del Comitato centrale del Midas Enrico Manca ruppe la corrente demartiniana e partecipò anch'egli all'operazione di rilancio del Psi, scommettendo sul futuro. A parte le posizioni seccamente alternativiste della sinistra lombardiana, Bettino Craxi ed Enrico Manca erano però portatori di due linee politiche di segno opposto.

Bettino Craxi era animato da un profondo e ragionato anti comunismo, da un forte riferimento alla tradizione riformista-turatiana del Psi (allora la parola "riformista" nel Pci era la motivazione per una scomunica, ma era una "parolaccia" anche per larga parte del Psi) e da una conseguente adesione all'Internazionale Socialista.

Al fondo della posizione craxiana, poi, c'erano una duplice conflittualità sia nei confronti della Dc che nei confronti del Pci, una contrapposizione di fondo al consociativismo e alla politica di unità nazionale.

La posizione culturale prima che politica di Enrico Manca era di segno esattamente opposto e derivava, al fondo, da una frequentazione culturale poco conosciuta, quella con Franco Rodano. Secondo Manca il Psi non doveva contrapporsi, ma anzi colloquiare con la Dc, in primo luogo con la Dc morotea, e con il Pci, anche con quello berlingueriano, essere in un certo senso proprio il punto di coagulo sul terreno della politica di unità nazionale fra la Dc e il Pci: su questo terreno la teorizzazione del compromesso storico fatta da Franco Rodano lo influenzò profondamente per tutta una fase politica.

Su questa linea così esposta Manca fu sconfitto nel Psi prima dalla coalizione in chiave autonomista stretta fra i nenniani guidati da Bettino Craxi e i giovani lombardiani guidati da Claudio Signorile.
Poi, dopo una fase assai dura - allora nei partiti la lotta politica non faceva troppi sconti e aveva un suo rigore e una sua logica - Manca fu "recuperato" da Craxi fino a essere nominato presidente della Rai, un ruolo che svolse con grande capacità politica e tecnica.

Al di là dei ruoli e delle posizioni politiche, Enrico Manca esprimeva la quintessenza del dirigente politico di alto livello della Prima Repubblica: una grande propensione per le analisi politiche complesse e un gusto straordinario per la manovra tattica.

Malgrado questa propensione "verticistica" egli curava in modo assai attento il suo collegio in Umbria "battendolo" ogni settimana palmo a palmo e coltivando le preferenze una per una.

Il segno che nel '92-'94 il Pds si era inserito nell'operazione Mani pulite avendo come obiettivo quello di distruggere alla radice i socialisti sta anche nel trattamento che gli fu riservato quando il Psi guidato da Boselli e Villetti contrattò le liste per l'uninominale con il Pds di Occhetto: nei confronti di Manca fu opposta una pregiudiziale malgrado che da sempre egli, anche scherzosamente, fosse considerato l'esponente socialista più "amico" dei comunisti.

Allora, però, era scattato un disegno di distruzione fondato anche sulla "decerebralizzazione" e Manca veniva considerato comunque "pericoloso" perché troppo intelligente.

Ecco, questo dell'intelligenza - un'intelligenza forse troppo sottile e sofisticata per riuscire a esplodere in un'autentica leadership realmente concorrente con quella risultata dominante di Bettino Craxi - è il tratto caratteristico che vogliamo ricordare di Enrico Manca,

un eccesso di intelligenza che lo ha accompagnato e in un certo senso "perseguitato", complicandogli la vita, fino ai giorni nostri e alla sue iniziative attuali, fra le quali la rivista di cultura politica Polis sulla quale si esercitava nell'analisi, non avendo voluto, più che non potuto, partecipare alla vita politica attuale.

7 luglio 2011
 


  

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