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Da poco trascorse le celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, ma ancora nel vivo delle polemiche e vicissitudini che l'hanno contraddistinta, propongo un libro che ha fatto gran parlare di sé nelle ultime settimane: "Terroni", di Pino Aprile, pubblicizzato quasi in coppia con lo speculare "Polentoni", di Lorenzo Del Boca.di Lo Sbigottito quotidiano Quella di "Terroni" in realtà è soltanto una delle tante verità, spesso sottaciute, sul complesso fenomeno dell'Unità d'Italia, una chiave di lettura, come appare evidente dal titolo, fornita da un meridionalista convinto. Forse troppo. Traspare dalle righe una certa spavalderia, virulenta e sanguigna, a tratti davvero urticante per chi intende andarci con i piedi di piombo in un'analisi che certamente richiederebbe una simile cautela. Ciò non toglie, nonostante l'ironia eccessivamente graffiante nei confronti della Lega e del Nord Italia in genere, che il libro proponga spunti interessanti per comprendere il fenomeno, o parti di esso, rivelando interessanti aspetti su angoli bui del Sud Italia abbandonati dagli uomini e, spesso, verrebbe da pensare, dimenticati da Dio. Discutibili molti aspetti. I "Polentoni" non hanno tutte le colpe, ma neanche i "Terroni". Come l'autore è quasi più volte sul punto di affermare, trattenendosi: le condizioni storiche, sociali e antropologiche dovrebbero essere i primi fattori da analizzare al fine di sbrogliare l'intricata matassa, la storia del Sud ("che si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata") senza accanirsi su un responsabile in particolare. Seppur vero che, sposando una verità di conquista piuttosto che di liberazione, autentici massacri furono compiuti dall'esercito dei Savoia ai danni dei Borboni, inclusa la popolazione civile, risulta decisamente ardito accostarli ai delitti di massa nazisti durante la Seconda guerra mondiale. L'incipit del libro, pur nella sua efficacia, gela il lettore: "Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto". E' insomma un vittimismo dignitoso, ma che continua a piangersi addosso quello di Pino Aprile, cui bisogna almeno riconoscere il merito di aver affrontato da "pasionario" la questione del suo Sud (pugliese doc), e a cui pertanto si possono perdonare gli eccessi. 31 marzo 2011 |