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Il Predellino si mette il velo? No, decisamente no. Ma consiglia vivamente ai suoi lettori la fatica letteraria di Martino Pillitteri, simpaticissimo conoscitore del mondo arabo, che dopo anni – decisamente intensi, anche sul piano affettivo – con il mondo musulmano, ha deciso di scrivere questo libro sferzante, divertente, dissacrante, da divorare pagina dopo pagina. Un piccolo capolavoro che l’editore Mursia – che ci ha gentilmente offerto la possibilità di pubblicarne alcuni stralci – ha intelligentemente mandato alle stampe. Correte quindi ad acquistare “Quando le musulmane preferiscono gli infedeli”, ed. Mursia. I racconti di Martino Pillitteri saranno uno splendido passatempo per questo caldo agosto. Buona lettura!
Cap 6 (conversione) «Chi sono i due testimoni?» chiese l’imam. «Una sarebbe Noor.» «Come, Noor? Ti riferisci a questa donna che è entrata con te?» «Sì, lei… questa donna. Ci sono dei problemi?» «Non si può. Assolutamente no. I testimoni devono essere musulmani.» «Ma io lo sono» rispose Noor. «Vuole vedere la mia carta d’identità?» «Ma non sei una vera musulmana dentro. Non hai il velo in testa. E poi cos’è quell’indumento?»
Per la cronaca: Noor indossava dei jeans a vita bassa, che in effetti lasciavano intravedere il perizoma, e una maglietta a maniche corte un tantino scollata per gli standard musulmani. Aveva anche il rossetto e lo smalto. Bisogna ammettere che era molto sexy. Mi aveva anche promesso una danza del ventre privata come ricompensa per la conversione.
«Ma è un vestito normalissimo» rispose Noor mantenendo i nervi saldi e pensando ancora di avere a che fare con una persona colta, saggia e intelligente.
«E hai il coraggio di chiamarlo vestito? Tu sei quasi nuda! Dovresti vergognarti di andare in giro in quel modo. Una vera musulmana non si concerebbe così. Non puoi fingere da testimone perché sei impura. Dovresti frequentare qualche corso sull’Islam in questa università. Devi ritrovare la retta via, ragazza. Allah è molto deluso da te. Non sei timorosa del suo giudizio. E tu, ragazzo, stai lontano da questa donna. Torna con due testimoni, con due veri musulmani e faremo la procedura.»
E con queste parole, l’imam si alzò e tolse il disturbo. Il suo assistente ci invitò cordialmente a uscire. Devo ammettere che questo imam incominciava a starmi simpatico. Stava recuperando punti. Prima lo show in tv, e ora questo dal vivo. Peccato che Noor non gli avesse fatto una scenata. Già, Noor. Più che arrabbiata, era profondamente delusa. Non se lo aspettava, forse si stava pentendo di essersi vestita così, forse stava contemplando un piano alternativo, forse pensava che su Al Azhar avessi ragione io ma non riusciva ad ammetterlo. Era soprattutto amareggiata. Ma non umiliata. Lei era sicura che le sue certezze religiose non avevano nulla a che fare con la visione teologica di quell’imam. Da parte mia stavo contemplando due possibilità: approfittare della situazione per convincerla a fare un matrimonio laico a Las Vegas e vivere in Europa; oppure vendicarmi sadicamente per tutte le filippiche sulla religione che mi ero sorbito per mesi. Morivo dalla voglia di sdrammatizzare ma nello stesso tempo di provocarla con una frase del tipo: «Noor, molto interessante questo incontro. Avevi ragione, questi sono personaggi… come li avevi chiamati? Sì, uomini colti dai pensieri profondi. Ci avevi infilato anche un saggio o mi sbaglio?». Oppure: «Visto che sei anche tu un’infedele e devi fare dei corsi di approfondimento sull’Islam, preferisci venire con me alle lezioni serali o frequenti una classe per sole donne dove il professore vi parla in videoconferenza perché non può stare da solo in compagnia di un gruppo di femmine imbacuccate di veli?».Alla fine optai per una diversa retorica: decisi di fare la cosa più sensata e dirle la verità.
«Sai Noor, non avevo dubbi che avremmo trovato dei personaggi così bigotti e fanatici. E se proprio te la devo dire tutta, tesoro, nell’intervista che ho visto in tv quell’imam aveva detto cose terribili sulle donne e sui non musulmani. Se tu l’avessi vista saresti inorridita.Non è un degno rappresentate della tua religione. Un uomo di fede non può essere così intollerante e non può usare quel linguaggio da talebano. Avresti dovuto alzarti e dirgli di vergognarsi di essere un musulmano. Dovevi dimostrare di essere scandalizzata dalla sua retorica. E tu sei stata lì ad ascoltarlo e l’unica cosa che riuscivi a dire era “Allah è grande” a ogni frase che diceva.»
«Allora hai mentito, Martino?» «Sì, ho mentito, ho recitato una parte, non ho detto la verità. Mettila come vuoi.» «Ma allora, habibi, la tua performance è stata solo una sceneggiata? Ma come hai potuto?»
«Come hai potuto tu non mandarlo all’inferno dopo che ti ha umiliata in quel modo? Io sono venuto qui per convertirmi e poi alla fine per lui l’impura infedele eri tu. Lui è un fanatico intollerante e antisemita. È così che si scelgono le persone che si possono convertire all’Islam? Quelle che dicono “a morte l’America”? Ma come fai a tollerare che una persona come lui rappresenti la tua religione, la tua cultura? Se l’Islam del futuro è nelle mani di questi pazzi misogini che simpatizzano per Bin Laden, mi chiedo come fai tu a essere ottimista per il futuro del mondo musulmano, mi chiedo perché non hai il coraggio o la decenza di contraddirli. Almeno dimmi che li trovi ripugnanti, dimmi che ti vergogni di loro. Visto che non lo dici mai, mi viene il dubbio che tu la pensi come loro. Noor, ho bisogno di sentire da te che quei personaggi sono disgustosi. Se continui a trovare sempre delle scuse o delle attenuanti nei confronti di ciò che questi personaggi professano, tu e io non avremo un futuro insieme. Non basta dire che l’Islam è una religione di pace. Devi avere il coraggio e l’onestà intellettuale di fare una sana e sincera analisi sul discorso e sulla retorica di molti musulmani, soprattutto su questi leader bigotti che in Paesi democratici e laici sarebbero dei falliti.»
«Martino, credimi, sono senza parole. Sono così delusa. Purtroppo queste situazioni capitano spesso. È da anni che faccio finta di non vedere, che mi rifiuto di giudicare i danni che questi personaggi fanno alla mia religione. Ma sappi che la maggioranza dei musulmani è tollerante e ama la pace. Ti farò incontrare delle persone capaci di farti apprezzare cos’è l’Islam nel quale io credo. Noi arabi e musulmani concediamo grande spazio e importanza ai sentimenti umani più nobili, all’etica, alla tolleranza, all’aiuto reciproco,all’unione famigliare, alla serenità delle nostre comunità. La mentalità di oggi, il linguaggio corrente e il pensiero dominante sono fuori controllo. Quello che percepisci da molte persone non è il vero Islam. La religione che ho imparato ad amare non ha nulla a che fare con la visione dell’imam di prima o con tutti quelli che ostacolano la nostra relazione. Ma ti darò il tempo per conoscere e apprezzare l’Islam in cui credo, la fede che ho imparato ad amare. Accetterai anche il senso di alcuni miei comportamenti, che è vero, a volte non sono sinceri, che sono il frutto di un compromesso tra il mio slancio di libertà, le aspettative e i condizionamenti dell’ambiente. Habibi, sento che un giorno capirai e apprezzerai l’Islam. Non farti influenzare da testimonianze sbagliate. Ti prego, habibi, e te lo chiedo dal profondo del mio cuore: non cadere nell’errore di equiparare i sintomi di pochi malati alla salute della comunità. Mi rendo conto del fatto che la società egiziana soffre di una depressione collettiva e capisco che molte persone vedono nella religione l’unica cura. Ma invece di prenderla a piccole dosi, sono vicino a un’overdose. Ma l’Islam è una religione come tutte le altre. Il suo più grande problema sono alcuni musulmani di oggi. Sono fiduciosa per il futuro perché Dio non manda alcuna malattia senza il rimedio. Io amo la mia religione, ma da oggi in poi non troverò nessuna scusa per questi talebani che propagandano intolleranza e pregiudizi. Oltre a essere i nemici della mia religione, sono anche nemici miei. E li odio con tutte le mie forze, perché persone come loro faranno di tutto per portarmi via da te. Io invece voglio che tu pensi all’Islam come a un viaggio continuo. Più si viaggia e più si impara qualcosa sulla religione. Alcuni musulmani pensano di essere arrivati a destinazione non appena sono partiti. Conoscenza è la parola più ripetuta nel Corano. A proposito di viaggi, lo sai che il grande sceicco di Al-Azhar Mohammed Abduh, al suo ritorno da un suo viaggio in Europa alla fine dell’Ottocento, disse: “In Europa ho trovato musulmani senza Islam e quando sono tornato in Egitto ho trovato un Islam senza musulmani”». Dal capitolo 2
Dal momento che le donne arabe non hanno la reputazione di essere particolarmente intraprendenti e tenaci, Luana maturò la convinzione che l’etnia araba di Noor rappresentasse una buona premessa per il bene di una nostra possibile relazione. A furia di leggere libri e articoli sulle donne arabe negli harem, Luana si era fatta l’idea che in Medio Oriente le donne fossero addirittura più geishe e assoggettate delle donne orientali. Così gli presentai Noor una sera a cena in un ristorante cinese a Brooklyn. Con noi c’erano anche un’altra italiana e una ragazza giapponese.
«Luana, ti vedo un po’ impensierita.» Luana, difatti, era appena tornata al tavolo e sembrava un po’ sbalordita e imbronciata. Pochi minuti prima aveva seguito Noor alla toilette, ma qualcosa non era andato per il verso giusto. «Beh, Martino, a dirti la verità ho appena avuto uno scambio di battute con Noor.» «Cioè?»
«Sai, quando sono entrata in bagno con lei, l’ho vista prendere dalla borsa una specie di tovagliolo gigante, poi lo ha steso per terra, mi ha chiesto di indicarle l’est e l’ovest, si è inginocchiata e si è messa a fare dei movimenti strani borbottando qualcosa nella sua lingua. Di primo acchito ho pensato che stesse male, per cui mi sono avvicinata e ho cercato di parlarle, ma lei mi ha totalmente ignorata. Ero preoccupata, allora ho incominciato a scuoterla.»
«Ma no, Luana, Noor stava pregando.» «Oh, really? E io che cavolo ne sapevo. Da quando in qua le persone pregano dentro il cesso di un ristorante? In ogni modo, prima di tirare fuori quel tovagliolo si era messa anche un fazzoletto in testa.» «Luana, che diamine, potresti mostrare un po’ di rispetto per gli oggetti di culto. Il tovagliolo era un tappetino per le preghiere. Il fazzoletto invece era un velo.»
«Va beh, tappetino per le preghiere, tappeto volante, quello che è; ad ogni modo, prima di pregare si è lavata i piedi. Non so se capisci, mentre le altre tipe super trendy si sistemavano il trucco, Noor si lavava i piedi! Nella toilette di un ristorante cinese! Voleva per caso fare l’anticonformista?» «Luana, ascoltami, Noor si stava facendo le abluzioni, lo fanno i fedeli musulmani prima di pregare.»
«Abluzioni? Ma da quando in qua sei un esperto di religioni? Proprio tu che non conosci neppure la tua. Pensavo che volesse prendere in giro la nostra amica giapponese che è fissata con la pulizia. Comunque, dato che non c’erano più salviette per asciugarmi le mani, le ho chiesto se potevo usare quella specie di fazzoletto che aveva in testa, ma lei prima mi ha fulminata con gli occhi, poi mi ha dato dell’infedele ignorante. Infedele a me, proprio io che non ho mai messo le corna a nessuno, ma che cosa intendeva? Martino, ma con chi ti sei messo, amico mio?»
«Mi sa che mi sono messo con un’araba musulmana.» 5 agosto 2010 |