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Un popolo in declino PDF Stampa E-mail

popolo violaArroganza, violenza e folclore: poche e semplici parole che indicano un popolo in declino. Il popolo antagonista della scena politica italiana preso in considerazione è quello del centro-sinistra.

di Luca Erbifori

 

Sono proprio i sinistroidi che animano le nostre giornate, che ci fanno provare rabbia e sdegno verso le loro manifestazioni spesso folcloristiche come quelle dei giorni scorsi, che, armati di pentole, rumoreggiavano per le città.

Fanno di tutto per essere considerati i liberatori dal domino berlusconiano, trovano espedienti per finire sempre in prima pagina e il motivo per il quale ci finiscono non è tra i migliori.

La sinistra spera che il dilagare di manifestazioni anti-dittatore dell'Africa del nord invada anche la vicina Italia ma devono ancora capire che cose simili all'Egitto non accadranno mai per una serie di motivi: l'Italia non è l'Egitto, gli italiani sono con Berlusconi, il nostro premier non è un dittatore, nel nostro Paese non si perseguitano gli oppositori politici incarcerandoli e infliggendo loro pene corporali.

L'Italia è una democrazia che, semmai, necessita di riforme che la mettano al passo con gli Stati occidentali più avanzati. Ciò significa, per non girarci troppo intorno, più potere al governo, responsabilità civile della magistratura, federalismo e snellimento delle lungaggini parlamentari che ritardano l'approvazione delle leggi più importanti.

Tutto questo sarà veramente difficile da fare se la sinistra italiana continuerà ad avvelenare il clima raccontando un Paese che non c'è.

Non fa bene all'Italia – come ha detto Giuliano Ferrara a proposito dell'orazione antiberlusconiana di un tredicenne al Palasharp – "inculcare l'odio politico nelle giovani menti". Non fa bene all'Italia descrivere la realtà come ha fatto Rosy Bindi nel suo sito "Democratico davvero":

"Non è facile essere donne in questo momento della nostra storia e del nostro Paese. È triste dirlo ma in poco tempo sono sono state rimesse in discussione le fatiche di migliaia di donne che, negli ultimi 60 anni, hanno lottato perché si potesse vivere come uguali nella vita pubblica e in quella privata. Non voglio dire che ci fossero riuscite completamente, perché il cammino verso una vera uguaglianza di diritti e di opportunità è ancora lungo. Ma la strada era tracciata".

21 febbraio 2011

 


  

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