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“La sinistra difende l’università degli asini” PDF Stampa E-mail

Avendo passato nell'università la gran parte della mia vita - vi sono entrato da studente nel 1964 e ne sono uscito nel 2002 da preside della facoltà di scienze politiche -, credo di conoscere abbastanza bene il processo di deterioramento che ha colpito i nostri atenei.

di Antonio Martino

 

 

Le università oggi obbediscono a quella che ormai è diventata una regola generale in questo Paese; cioè, non vengono studiate e progettate nell'interesse dei loro utenti, cioè degli studenti, ma per la comodità e l'interesse di coloro che vi trovano lavoro. Servono a dare occupazione a persone altrimenti inoccupabili perché incapaci e semianalfabeti.

Sono recentemente tornato nella mia Alma Mater, la facoltà di giurisprudenza dell'università di Messina, e degli aspiranti ricercatori che volevano diventare stabilizzati non riuscivano a comporre una frase in italiano che avesse senso compiuto. E noi sforniamo migliaia di giovani che sono condannati alla disoccupazione perché inoccupabili.

L'università insegna cose che non servono a nessuno e, in più, inculca nelle loro menti l'idea bizzarra che lo Stato debba dar loro un'occupazione degna del titolo di studio. Ho letto sui giornali che ci sono state mille domande per tre posti di operatore ecologico: molti di questi erano dei laureati.

Non si vergogna la sinistra di difendere l'esistente, il proliferare di università inutili, di facoltà inutili, di professori incapaci?

25 novembre 2010

 

 


  

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