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Se è vero quanto hanno riferito molti quotidiani a proposito del colloquio tra il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e il ministro guardasigilli, Angelino Alfano, per la maggioranza parlamentare si apre una strada che può valer la pena di esplorare.
di Giorgio Stracquadanio
Tema del colloquio sarebbe stato lo scudo di cui dotare le alte cariche dello Stato – tra cui il Presidente del Consiglio – per evitare interferenze da parte dell'ordine giudiziario, interferenze che potrebbero avere (e non c'è dubbio che nel caso di Berlusconi sia così) una matrice politica.
Secondo retroscena di più quotidiani, non smentiti, il Capo dello Stato avrebbe proposto una strada in due tappe: una modifica della legge sul legittimo impedimento che ne allunghi l'efficacia e ne rimoduli la portata e l'avvio dell'iter di approvazione del “Lodo Alfano” costituzionale, con una esplicita richiesta di voto favorevole da parte della maggioranza all'opposizione.
L'ipotesi avrebbe due effetti certi. In primo luogo annullerebbe il giudizio della Corte Costituzionale previsto per il prossimo dicembre sull'attuale legge che ha introdotto il legittimo impedimento, giudizio promosso dal Tribunale di Milano e che è volto unicamente a ottenere un'abbreviazione dei diciotto mesi previsti per l'approvazione di una norma di tipo costituzionale.
La legge sul legittimo impedimento, infatti, è stata concepita come una norma-ponte, tale cioè da anticipare gli effetti attraverso una norma ordinaria e quindi di attuazione immediata di una norma di natura costituzionale che richiede un iter più lungo per l'approvazione e l'entrata in vigore.
I diciotto mesi previsti erano infatti destinati all'approvazione del “Lodo Alfano” costituzionale, che prevede una doppia lettura da parte di Camera e Senato, a distanza di tre mesi l'una dall'altra e la possibilità, in caso di approvazione con una maggioranza non qualificata, di richiedere un referendum confermativo.
È questa la procedura prevista dall'articolo 138 della Costituzione che vale la pena di riportare integralmente: “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.
Il secondo effetto che l'adozione di questa strategia produrrebbe è un chiarimento essenziale sul piano politico. Il gruppo finiano, infatti, che quotidianamente si dice pronto a votare uno scudo giudiziario che renda possibile al premier l'esercizio dell'azione di governo, non potrebbe sottrarsi dall'approvazione della nuova legge sul legittimo impedimento e sull'avvio immediato del “Lodo Alfano” costituzionale.
Tra le opposizioni l'Udc potrebbe confermare il favore già espresso sull'attuale legge sul legittimo impedimento e non avrebbe ragioni per opporsi a un “Lodo Alfano” costituzionale, mentre il Pd dovrebbe chiarire se le sue posizioni sulla giustizia sono definitivamente affidate ad Antonio Di Pietro o se la ragionevolezza di qualche dirigente di quel partito può farsi strada.
Inoltre, se è vero quanto hanno riferito i quotidiani, l'atteggiamento del Capo dello Stato sarebbe favorevole alle due leggi e non ci sarebbero da parte sua obiezioni di sorta.
Naturalmente questo percorso andrebbe affrontato senza indugio, perché nessuno può pensare che possa diventare la giungla vietnamita in cui condurre la guerriglia quotidiana nei confronti del governo.
Anzi alla prima obiezione, al primo distinguo specioso, alla prima intervista a la Repubblica che ponga leggi approvate al Senato sul binario morto non appena giungono alla Camera, ogni strada per garantire la sovranità popolare dall'aggressione giudiziaria sarebbe legittima.
Così, entro settembre si potrebbe avere l'approvazione al Senato della modifica sul legittimo impedimento e entro metà ottobre l'approvazione definitiva alla Camera. Intanto, in quindici giorni, il Senato potrebbe approvare il testo, composto di un solo articolo e di sette commi, del “Lodo Alfano” Costituzionale. E altrettanto potrebbe impiegarci la Camera.
A quel punto sarebbe chiaro se la legge si avvia a una approvazione condivisa, con la maggioranza dei due terzi che la rende immediatamente applicabile e non sottoponibile a referendum confermativo, o se il tentativo fallisca.
A fine novembre – con il premier che godrebbe di una copertura parziale di oltre un anno offerta dal legittimo impedimento – si potrebbe stabilire se esistono le condizioni minime per la prosecuzione della legislatura o se il disegno non dichiarato a sinistra come tra i finiani è sempre lo stesso: rovesciare il verdetto popolare per via giudiziaria. Un tentativo iniziato nel 1994 e finora fallito grazie alla tenacia di Silvio Berlusconi e del suo popolo.
Questo percorso deve avere tempi certi, di modo da poter compiere in ogni momento scelte diverse, fino a decretare la fine della legislatura per impossibilità a proseguire. Inoltre consente di allargare l'area della maggioranza su un tema cruciale – il rapporto tra sovranità popolare e azione giudiziaria – e di avviare un rapporto con singoli deputati che oggi non sono nell'area di governo.
Infine sarebbe la cartina di tornasole delle parole di Fini. Se il neo-fondatore di Futuro e Libertà – che farebbe comunque bene a dimettersi da presidente della Camera vista la passione con cui è immerso nella lotta politica e che lo porta ad attaccare frontalmente alcuni deputati – è persona di parola, non può cincischiare su queste decisioni.
Altrimenti deputati e senatori che l'hanno seguito sulla base dell'impegno a non mettere in discussione il governo e Silvio Berlusconi potrebbero prendere atto di essere caduti in equivoco e ritornare serenamente sui loro passi.
In ogni caso vale la pena di tentare. Se non funzionerà sarà chiaro di chi è la responsabilità.
8 settembre 2010 |