| Bianconi: «finiani divisi tra responsabili e irresponsabili» |
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«Ieri è andata bene. Ho letto i commenti sui giornali di stamattina e ne ho dedotto che i vostri colleghi della carta stampata abbiano visto un film diverso da quello andato in scena a Monte Citorio». Maurizio Bianconi, sempre più a suo agio con il nostro quotidiano, salta sul predellino per commentare l’esito della mozione di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo.di Andrea Camaiora Onorevole Bianconi, perché dice che è andata bene con tanta convinzione? Perché è così. Abbiamo prevalso nettamente e poi, scusi, i finiani non hanno detto che non negheranno mai la fiducia al governo? Osservo semplicemente che sono dentro la maggioranza, per loro stessa ammissione, ma fuori dal partito. Non è che si può stare dentro al Pdl e farsi un gruppo autonomo. C’è chi vi incolpa di aver fornito numeri di comodo a Berlusconi, di aver sottostimato gli amici di Fini. Di avere, insomma, indotto in errore il premier. Il prospetto sui finiani è stato redatto da me, insieme ai colleghi Corsaro e Laffranco e consegnato a Cicchitto e dunque a Berlusconi. Abbiamo messo nero su bianco che si trattava di 33 deputati e che uno sarebbe provenuto dall’area ex FI, Benedetto Della Vedova. Poi abbiamo messo in conto che passasse un collega che alla fine ha deciso di restare e che invece Giorgio Conte rimanesse con noi. Cosa che non è avvenuta. Ma comunque sempre di 33 deputati si trattava. Perché allora Berlusconi ha rotto? I numeri sono tali da far ballare il governo. Glielo spiego subito. Berlusconi, valutata l’aritmetica, l’ha messa da parte e si è affidato alla politica. Il calcolo politico gli ha detto chiaramente che non si può lasciare un baco dentro la mela, perché questo sennò finisce che si mangia tutta la polpa. Abbiamo visto all’opera la minoranza che dà su di voce e ti mette in croce. L’emergenza era dunque cavare il baco dalla mela. Anche perché questa fazione non aveva in mente la politica, ma l’omicidio politico. È un gruppo composito, quello dei pasdaran di Fini? Eccome! Non sono tutti della stessa pasta. Mica si può paragonare Moffa a Bocchino. E poi è un gruppo che è talmente diviso al proprio interno che alla prima prova del fuoco ha già fatto flop. Sulla carta sono 33, ma ieri ne mancavano 6! Se pensa che del gruppo Pdl, circa 250 deputati, ne mancavano 5. E i finiani hanno votato in tre modi diversi. Menia e Buonfiglio – due sottosegretari che a questo punto avrebbero già dovuto rassegnare le loro dimissioni – se ne sono andati. Consolo – una persona seria, un vero garantista – e Divella, che volevano votare con il Pdl, sono stati a casa. Moroni non ha partecipato al voto e l’indicazione di voto al gruppo è stata di due tipi, per gli uni l’astensione e per gli altri il voto a favore, siamo quindi al cinematografo! Ma dove possono andare secondo lei in queste condizioni? Glielo dico io, da nessuna parte! Per giunta il gruppo è pieno di brave persone, animate da un malinteso senso di solidarietà personale nei confronti di Fini. Non voteranno mai tutti allo stesso modo, ne sono convinto. Ed è per questo che non vedo problemi reali per il governo. Il rischio sfiducia non esiste. Bene però fa Berlusconi a dichiarare che, alla prima battuta d’arresto, si vada al voto. E logica vorrebbe che Napolitano si ricordasse ed esternasse in linea con quanto ha già mostrato di condividere. All’indomani delle elezioni ha preso atto della nuova Costituzione materiale, affidando senza perdite di tempo l’incarico a Berlusconi. Così ha fatto per l’insediamento, così dovrebbe fare per lo scioglimento. Chissà perché però queste considerazioni non le leggo da nessuna parte! Però l’insidia del gruppo dei 75 che ieri si è astenuto permane… La correggo, non è un gruppo. L’han chiamata «area di responsabilità». Fanno i futuristi e poi agiscono come neppure il demitiano più contorto della prima repubblica. Che cos’è questa area di responsabilità se non il tentativo evidente di rompere il bipolarismo? D’altra parte Fli, Api e Mpa sono gruppi scissori e la loro iniziativa – non a caso spalleggiata dal Corriere della Sera – serve soltanto a rendere più debole la politica perché i poteri forti facciano come vogliono, in barba alla sovranità popolare. Fini favorirebbe questo tentativo? È evidente. E per questo colleziona figuracce. L’uomo che non ha fatto campagna elettorale per il Pdl perché è presidente della Camera, è lo stesso che indice riunioni di parlamentari frazionisti e presiede l’Aula mentre è chiamato in causa come capo fazione, alla stregua di un politico qualsiasi. Roba da nascondersi sotto il tavolo! E delle ultime vicende che lo chiamano in causa personalmente, della casa di Montecarlo che dice? Preferisco non parlarne. Osservo solo, con tristezza, che per ironia della sorte una frase che Fini ha ripetuto spesso - «Neanche il sospetto deve sfiorare la casa e la moglie di Cesare» – finisce col riguardarlo direttamente. E l’opposizione fuori della maggioranza? Anche qui, che vuole che le dica? Di Pietro è da film horror. Bersani ha detto che gli starebbe bene Tremonti come premier di un esecutivo di transizione. Ha sentito? Tre-mon-ti! Infine Franceschini ieri ha dichiarato che alle elezioni vincerebbero ma che non vogliono andarci! Mah! L’unica cosa chiara è che vogliono approvare una legge elettorale che consenta a chi ha preso meno voti di vincere. Non ci riusciranno. Quanto alle polemiche sul partito padronale, lasciamole perdere. Cos’è l’Udc se non il partito di Casini, cosa la Lega senza Bossi? Il Pd, il partito oggi in crisi nera, ha però avuto il suo padrone in passato, il Veltroni del Lingotto. Gli stessi finiani sono appunto finiani. Chi li ha messi in fila? Chi li ha raccolti? Chi ha imposto loro il capogruppo? Bocchino imposto ai deputati di Futuro e Libertà, pensa un po’. E il Pdl allora? Il Pdl ha una leadership carismatica che tutti ci invidiano. Ed è per questo che ci fanno la guerra. 5 agosto 2010 |