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Se c’è una certezza nata dopo lo strappo tra Berlusconi e Fini è che, dopo questa vicenda, tutti nel bene o nel male hanno imparato qualcosa.
di Eugenio Cipolla
Silvio Berlusconi, ad esempio, ha capito che prima di stringere alleanze con persone dalla dubbia stabilità ideologico - politica dovrà pensarci più di una volta. Gianfranco Fini, invece, si è reso conto che perseguire la tattica del logoramento non sempre porta i vantaggi sperati. Dopo appena due anni di Pdl, nonostante vengano esaltati i numeri del neonato gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia, il presidente della Camera si è ritrovato con un pugno di mosche in mano, considerando che il rapporto 70 - 30 tra Fi e An avrebbe dovuto consegnarli almeno 80 deputati sui 270 eletti nel 2008.
C’è poi chi, come Italo Bocchino, ha capito che fare l’agitatore a tempo pieno porta a qualche risultato. Dopo aver passato mesi a fare politica seguendo le istruzioni presenti sul “manuale dei giovani Di Pietro”, ha raggiunto il suo scopo: sarà capogruppo di Fli. Mica male considerando che quando ci provò con Cosentino, nel doppio tentativo di strappargli prima il posto di candidato a presidente della Regione Campania e poi quello di coordinatore regionale del partito, gli andò male.
Ha fatto scuola, Italo Bocchino. Ha creato quel fenomeno chiamato “bocchinismo” secondo cui in politica, pur di raggiungere “quella sporca ultima meta”, si deve essere disposti a fare di tutto, anche ad andare controcorrente, sparando su partito e colleghi, ma, cosa ancor più grave, calpestando la volontà del popolo sovrano.
E se per Di Pietro c’è il manuale, per Bocchino è stato messo a disposizione un vero e proprio “bignami” che è stato subito sperimentato da Luca Barbareschi, uno dei pasdaran del presidente della Camera. Ma chi è Luca Barbareschi? Un tipo versatile, un signore che in un intervista al “Fatto Quotidiano” il 6 novembre del 2009 dichiarava: “Non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico. Non sono mica nato da una famiglia ricca. Nessuno mi ha lasciato niente”. Dichiarazioni che fecero scalpore, ma non tanto da farlo rimanere negli annali.
In un colpo solo, però, riuscì a offendere politici - quelli veri che di questo lavoro fanno una missione - e milioni di italiani che vivono con molto meno di lui. Così Barbareschi ha continuato in questi due anni ad esercitare le sue mille professioni: da conduttore a sceneggiatore, passando per regista, imprenditore e, alla fine, ma proprio alla fine, politico, ruolo per cui non è certo passato alla storia.
Venerdì scorso all’Hotel Minerva, durante la conferenza stampa di Fini, era lì in prima fila, sorridente, con il telefonino in mano mentre riprendeva il suo mentore. Da quel giorno tutto è cambiato e, in pieno stile “bocchiniano”, Barbareschi ha iniziato a tirare bordate nel vano tentativo di colpire e denigrare la figura di Silvio Berlusconi.
L’obiettivo principale da perseguire in questa legislatura secondo Barbareschi sarebbe quello “di superare il berlusconismo, perché Berlusconi è finito e la concezione di partito – azienda, scaduta”. Non il federalismo - visto erroneamente da Barbareschi come una svendita a pezzi stile outlet del paese - non la riforma della Giustizia, non la riforma del Fisco sono le priorità del paese. Sono aspetti secondari perché l’obiettivo, come più volte sottolineato dal Predellino, è quello di scardinare, in pieno stile “magistratura accanita”, la figura di Silvio Berlusconi dal panorama politico italiano.
L’apice, però, lo ha raggiunto dando al Pdl la definizione di partito “avvilente”, a cui è seguita una lectio magistralis sulla concezione liberale e democratica che un partito di destra dovrebbe avere e una sviolinata - quella non nuoce mai - al dio Fini. Ma la cosa peggiore arriva quando meno te lo aspetti: la lezione del “io sono garantista ma nel caso di Caliendo - ricordiamo solamente indagato - bisognerebbe avere un po’ di pudore”. Paradossale se la morale te la fa uno che alla Camera è il record man degli assenteisti, non certo un deputato modello.
La sua media di presenze durante le votazioni è inferiore al 50% (48,25% per l’esattezza ). Questo vuol dire che su un totale di 6673 votazioni, Barbareschi è stato presente solamente a 3320 mentre durante le altre 3359 si è volatilizzato verso quegli orizzonti lavorativi che gli permettono di “campare” in modo dignitoso.
Ancora non si è capito dove voglia arrivare il “Bocchino dell’ultima ora”, anche se ha dimostrato di saper vestire bene molto bene i panni del politico napoletano. L’unica certezza è che sta cercando di seguire le orme del delfino di Fini, sperando un giorno di avere un posto di rilievo in un utopico Governo guidato dall’ex leader di An.
Chessò, ministro della Cultura? Se non sarà così almeno sarà passato alla storia per aver ideato il nome di “Futuro e Libertà. Per l’Italia”. Già, ma quale? 5 agosto 2010 |