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Verdini:«La mia verità è la verità» PDF Stampa E-mail

«La mia verità è la verità: io non sono responsabile verso niente e nessuno». Denis Verdini lo ha detto con toni candidamente fieri, nella conferenza stampa di ieri pomeriggio in via dell'Umiltà.

di A. A.

 

 

Un incontro con la stampa dal sapore del redde rationem finale con tutte le illazioni, le scortesie (anche in casa Pdl) e le becere ricostruzioni che lo inseguivano da giorni e, si affastellavano nel corridoio dei bisbigli colpevolisti di chi non gli perdonava le dimissioni dal Credito Cooperativo Fiorentino anziché dall'incarico nel partito.

«La pressione mediatica – chiosa Verdini – avrebbe rischiato di creare problemi seri all’istituto, mentre gli elettori del Pdl sono ormai smaliziati e sanno che c'è anche un problema di rapporti tra magistratura e politica e che quando noi vinciamo le elezioni, e da un po' di tempo le vinciamo tutte, c’è qualcuno che cerca di cambiare con altri mezzi il risultato».

Verdini non si scompone, parla con contegno in un confronto sereno, pacato (culminato persino con un accenno di battuta finale) e accoglie senza fare un plissè anche quelle domande capziose e che sembrano costruite per riscuotere un tributo di sangue più che per sete di chiarezza.

Nella conferenza stampa per delucidare la sua posizione sulla questione dell’eolico in Sardegna e la fantomatica associazione segreta denominata P3, ad essere affrontato per primo è il vero nodo politico sul tappeto, quello che tutti bramano sapere, ovvero se intenda lasciare o meno il suo ruolo nel Pdl.

«Non posso dimettermi per un cosa di cui non so di cosa si tratti, non vedo argomentazioni che mi inducano a dimettermi» ha esordito Verdini «Sono considerato colpevole del nulla, lo sostengo ad alta voce e con orgoglio».

Nel rinvenire in taluni un’ossequiosità ad “una presunta legalità” è stato quanto mai inevitabile il confronto a distanza con Bocchino, ricordando al presidente di Generazione Italia che «chi avanza protese di legalità, dovrebbe quanto meno essere “lindo”, “trasparente”, perché - ha aggiunto - in occasione di un’inchiesta importante che lo riguardava, tutto il Pdl si è stretto intorno a lui quando il gip ne chiese l'arresto».

Uno sfogo liberatorio che non ha lesinato di chiamare le cose col proprio nome neanche quando questo ha riguardato la condotta di Fini nei suoi confronti: «Il presidente della Camera in forma generica –ha detto Verdini - non mi ha tutelato: è brutto che il tutore delle Camere e terza carica dello Stato, mentre un rappresentante della Camera viene interrogato, chieda le proprie dimissioni in forma generica e senza aspettare l’esito».

Dopo aver destituito di fondamento la sua presunta implicazione nell'affaire P3 - cosa per la quale è stato ampiamente sentito dai magistrati in nove lunghe ore di interrogatorio - il coordinatore ha avuto parole chiarissime per argomentare come essa sia «inesistente ma pericolosissima per la democrazia, non per il senso che si sta dando in questi giorni all’inchiesta ma per quello che il Paese ha già visto con la P2» e, rievocando il pernicioso refrain giustizialista che quelle indagini avevano scatenato, ha continuato incalzante «Ve la ricordate? Con tanta gente finita dentro le indagini e poi assolta dalle sentenze della magistratura».

Davanti poi a quei giornalisti che hanno chiesto conto della sua partecipazione azionaria al Giornale di Toscana, Verdini è sfuggito alla tentazione di contorti alambicchi numerici per spiegare e respingere al mittente le trite polemiche su un versamento di denaro dovuto ad un’operazione di aumento di capitale.

La voce distesa, si dipana senza contrazioni mentre il conferenziere afferma come, invero, non solo beneficio economico non sia seguito, ma che il suo impegno finanziario nel giornale abbia finito per causar talvolta delle perdite: «Soldi in tasca non ne ho mai messi - ha sottolineato il coordinatore nazionale - anzi, ne ho messi di miei e della mia famiglia».

La verità, la sua “verità che è la sola verità”, l’ha pronunciata asciutta e senza sbavature anche quando si è trattato di dissipare quelle nuvole sui rapporti con Marcello Dell'Utri che una certa stampa voleva avesse “scaricato” per affrancarsi dalla spigolosa vicenda della P3 e invece il triunviro pidiellino ha tenuto a sottolineare «che è e resta un amico fraterno».

Così, ieri pomeriggio il cielo era di nuovo azzurro in via dell'Umiltà.

29 luglio 2010

 


  

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