Un figlio non assicura più il permesso cli soggiorno Stampa

Già me li vedo a piangere sulla sorte dei poveri bambini, e già mi vedo, poiché plaudo alla sentenza della Cassazione, sul rogo della strega cattiva che se ne infischia della sorte delle creature, orbate del papà clandestino, sicuramente segnate per sempre, a scuola e nella vita.

di Maria Giovanna Maglie da Libero

 

Che strazio, tanto più che il politically correct, non pago di dominare nel mondo politico e intellettuale cosiddetto di sinistra, ci ha invaso anche nella zona del pensiero del centro destra, confondendosi con le sacrosante aspirazioni a civiltà, modernità e laicità. Pensate un po' che ha fatto di scandaloso la Cassazione, ha approvato e vidimato quel che un governo aveva deciso per tutelare i cittadini italiani, e non solo loro. Ha deciso che vale anche in Italia un concetto che in quasi tutto il resto del mondo è principio sacro, inviolabile e inoculato nell'educazione: l'esigenza di garantire la tutela delle frontiere. Siamo una nazione perché abbiamo dei confini che respingono le invasioni.

Di più, la Corte ha sostenuto un altro criterio di grande buon senso, quando ha stabilito che norme che consentano la permanenza per motivi d'emergenza anche a chi è clandestino finirebbero con il «legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia». È vero, è proprio così, chi piagnucola sui bambini da salvaguardare non capisce che così vengono usati, veri scudi umani dell'immigrazione clandestina, oppure lo capisce benissimo e ci gioca, che è peggio.
Basta una sentenza a regolare in modo democratico il flusso di stranieri in un Paese occidentale e relativamente ricco, ma anche, com'è nel caso dell'Italia, piccolo, facile da raggiungere, in crisi economica? Non basta, ma è solo liberandosi da orpelli e ipocrisie sul povero immigrato che si può pensare, e nel caso di questo governo continuare, una politica seria dell'emigrazione, decisioni che fuori di retorica riescano a garantire agli immigrati che ci servono una vita veramente dignitosa. Uno straniero insomma può stare in Italia se è in grado di produrre un reddito e di sostentarsi senza dover ricorrere a pratiche umilianti come l'accattonaggio, a pratiche illegali come il furto. Ambasciate e consolati dovrebbero svolgere questo lavoro prezioso. Se chi possiede un lavoro può ottenere il permesso di soggiorno, reprimere l'immigrazione clandestina non è più un compito improbo, anzi quasi impossibile. Anche sanzioni a carico dei datori di lavoro che si avvalgono di manodopera clandestina sarebbero a tal punto del tutto ragionevoli. Lo sfruttamento dei bambini, gli innocenti che siccome "so piezz'e core", salvano tutti, non c'entra niente. Sapete a che cosa ci ha portato il buonismo degli antirazzisti di professione? Ci ha portato ad appartamenti subaffittati a giovani schiave del sesso a pagamento, a scantinati affollati di disperati senza documenti, allo spettacolo sconcio di quelli che non sono più esseri umani, ammassati in una sola stanza, a pagare affitti da centinaia di euro senza luce né acqua. Non succede mica solo nel mezzogiorno pugliese o calabrese che sfrutta la manodopera irregolare per la raccolta dei prodotti agricoli, succede nelle grandi metropoli del Nord, come Milano e Torino, succede a Roma, la nostra tronfia e gloriosa capitale. Nel pacchetto per la sicurezza il problema è stato affrontato per la prima volta sul serio. «Chiunque», si legge nel testo di legge, «a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio a uno straniero, privo di titolo di soggiorno, in un immobile di cui abbia la disponibilità, o lo cede allo stesso, anche in locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni». Capito che cattivi?
Prendete un altro argomento sul quale i buonisti di destra e sinistra si sono agitati: la norma che non obbliga ma consente ai medici che lavorano negli ospedali di denunciare clandestini che siano malati di malattie pericolose e ormai debellate da anni nel nostro Paese, e che rappresentino perciò un pericolo per la salute pubblica, un rischio di epidemia. Il paradosso è che la segnalazione è obbligatoria quando il paziente sia un cittadino italiano o un immigrato regolare. I politically correct, perciò, sono sostenitori di una discriminazione al contrario, alla faccia della salute dei cittadini. Ben vengano allora sentenze illuminate degli ermellini che sono l'unico antidoto contro un pericolo vero, che il razzismo diventi una risposta inevitabile.

12 marzo 2010