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La stampa anglosassone scopre i pasticci dei magistrati italiani (vedi Fastweb)
da il Foglio
Il danno per l’economia che provoca una magistratura dai comportamenti anomali, come quella italiana, comincia a essere percepito non solo da una parte dell’opinione pubblica italiana, ma anche a livello internazionale, e dopo le critiche americane a proposito del sistema giudiziario italiano (vedi il caso Amanda Knox) ieri è toccato al Financial Times. In un commento-analisi del quotidiano della City sulla vicenda delle presunte frodi tributarie e finanziarie compiute tramite Fastweb e Telecom Italia Sparkle (Tis), il quotidiano ha censurato di fatto le condotte esagerate dei magistrati. Ciò che adesso preoccupa la comunità economica internazionale non è tanto il fatto che buona parte della documentazione riservata sia finita regolarmente ai giornali, o che siano trattenute in carcere senza processo, per essere interrogate, personalità di spicco del mondo degli affari che peraltro non rivestono più le cariche per le quali sono indagati. Questi comportamenti abnormi della magistratura italiana erano noti e costituivano già una delle principali ragioni per cui l’establishment economico internazionale diffida dell’investimento in Italia. Quello che adesso è oggetto di sorpresa – come ha rilevato il Foglio fin dall’inizio della vicenda – è la notizia che grandi imprese potrebbero essere oggetto di commissariamento come responsabili di reati commessi da dirigenti ed ex amministratori. E ciò prima ancora che sia stato accertato, tramite un processo, di chi sia la responsabilità personale dei reati commessi, chi ne abbia tratto vantaggio illecito e chi ne sia stato danneggiato. Tanto più che sia nel caso di Fastweb sia nel caso di Sparkle gli organi interni avevano segnalato anomalie. Ieri, tra l’altro, gli avvocati della seconda società hanno sottolineato come ai tempi della gestione Telecom di Marco Tronchetti Provera avesse adottato un modello organizzativo per prevenire il compimento di reati. I crimini quindi, se ci sono, vanno puniti non prima di un processo ma a sentenza avvenuta. E ciò tanto più quando sono in gioco migliaia di posti di lavoro. E’ singolare che si debba attendere l’editoriale di un giornale economico inglese per leggere che l’occupazione nelle grandi imprese in Italia può essere compromessa da norme potenzialmente dirompenti. Fino a quando in alcuni settori resisterà la convinzione che il capitalismo contiene in sé i germi della corruzione, fatti come quelli censurati dal Ft saranno normali.
12 marzo 2010 |