| Lo schiaffo del presidente |
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Non passa giorno però che non ci si accorga che, infondo, quelle parole non sono state scritte a caso, ma hanno un significato che va analizzato nel profondo. Meno male che Silvio c'è. Sennò bisognerebbe inventarlo. E ieri l'Italia intera, gli elettori del Pdl in particolare, ne hanno avuto un'ulteriore prova. Rotto il silenzio stampa, il Presidente ha sbottato e ha deciso di vuotare il sacco, di dire realmente come sono andate le cose, fugando così finalmente le versioni inverosimili propinate dai “ragnetti” oppositori e da certa stampa. Smentita la mitica leggenda del panino di Milioni, della cospirazione interna e dell'incapacità dei dirigenti locali a fare una semplice fila e a mettere una firma, Berlusconi ha svelato dettagliatamente i retroscena del pasticcio più grosso che la storia politica italiana ricordi. Pasticcio? Sarebbe meglio dire gazzarra. Quella provocata dai radicali per impedire a Polesi e Milioni di presentare le liste, perpetrata attraverso atti di ostruzionismo fisico e completata dall'arroganza di un giudice. Quello stesso giudice che il giorno dopo, neanche fossimo a Tele Pechino, è stata intervistato dal Tg3, innalzato a eroino burocrate da tempo atteso dalla sinistra. E se ci fossero ancora dubbi basterebbe guardare quel fermo immagine, scovato da “Il Giornale”, con uno sfondo d'altri tempi, da “revolution” cubana, da disobbedienza civile, insomma, da comunisti, raffigurante Ernesto Guevara in una delle sue pose più famose. Ma al di là di ciò ieri, e questa è la cosa più importante, è venuto fuori ancora una volta quel leader che ha voluto fortemente il Pdl, che ha innovato la politica italiana, che ha dato un calcio al dominio della partitocrazia, che ha spinto e spinge ancora verso quel bipolarismo che lo vede record man nella stabilità e nella durata dei suoi Governi. E' uscito allo scoperto Silvio, ci ha messo la faccia, questa volta per fortuna metaforicamente ( e ringraziamo contemporaneamente il cielo che Carlomagno non era uno psicolabile plagiato dall'anti democrazia violenta e “sinistra”), ha spiegato tutto senza troppi problemi e, dulcis in fundo, ha incoraggiato il popolo a scendere in piazza, a proporre e non a contestare come fanno gli altri, dimostrando al paese intero che Silvio c'è, che non è come lo vogliono dipingere e che starà con gli italiani finché potrà, per garantire la democrazia, la libertà e per evitare che la sinistra torni nuovamente al Governo per distruggere definitivamente il paese. Insomma ha dato uno schiaffo, morale, a tutti i suoi nemici. All'opposizione in primis che, sull'onda di un comunismo stile Urss, ha provato a correre da sola, a vincere a tavolino, a togliere alla gente il diritto di scegliere democraticamente. Al demagogo Di Pietro, che tanto parla di democrazia in pericolo, di deriva fascista e poi ipotizza impeachment a destra e a manca, all'indeciso Bersani, che vuole fare il moderato ma si trova sempre più ammanettato all'Idv, al Popolo Viola che, facendo le prove generali per sabato, manda in avanscoperta un sedicente “giornalista”, arrogante, irrispettoso delle regole e del lavoro altrui. Ma sopratutto ha dato, per l'ennesima volta, una lezione ai “dissidenti” interni al partito, quelli che hanno mire poltronistiche e manie di grandezza, ribadendo ancora una volta che nel Pdl di leadership carismatica c'è ne una sola. Il Titano che regge il Pdl sulle spalle è sempre lui, Berlusconi, perché riesce sempre e comunque a risolvere le situazioni più delicate. Perché questi signori, destri o sinistri che siano, non devono scordarsi che infondo in Italia i risultati raggiunti dai Governi Berlusconi sono un inedito nella storia post unitaria. La lotta ai rifiuti, la gestione delle emergenze, il contenimento delle masse migratorie, la guerra alla mafia e una politica estera che lo ha portato addirittura a salvare Mikheil Saakashvili, presidente della Georgia, destinato a morire nel 2008 se non fosse stato per colui che secondo Di Pietro è un dittatore, che secondo Bersani è un menestrello, che per il Popolo Viola, Grillo, Travaglio, Santoro e il resto della combriccola sa farsi solo le leggi ad personam, che per alcuni “ingrati” all'interno del Pdl è il vecchio Zio d'America di cui si aspetta solo la fine per spartirsi l'eredità. Ma non sarà così. Perché i cosiddetti “Berluscones” un giorno lotteranno per evitare un secondo 323 a.c., per impedire che Silvio Berlusconi possa essere colpito dalla stessa “damnatio memoriae” impartita a Bettino Craxi.
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