| Un partito leggero e diretto, modello Usa |
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Tra l'altro, questo modello ha due grandi vantaggi: il primo è che non consente al ceto politico tradizionale di conquistare un monopolio dell'impegno nel partito, che resta invece apertissimo a chiunque voglia dedicare anche solo una piccola fetta di tempo (magari via internet) alle proprie idee e alla causa in cui crede; il secondo è che contribuisce a «deideologizzare» il voto, favorendo scelte elettorali più pragmatiche, essenzialmente (e sanamente) legate al giudizio dei cittadini sulla performance dei governi uscenti: «Se hai governato bene, ti rivoto; altrimenti, avanti un altro». Sta proprio qui, a mio avviso, il miracolo elettorale costruito da Berlusconi nel 2008, certificato dal rapporto Itanes (edito da Il Mulino) sui flussi elettorali di due anni fa: da quella ricerca, emergeva lo spostamento a destra di un 3 per cento complessivo di elettorato che alle elezioni precedenti aveva votato Ulivo (una cosa notevolissima: più di un milione di persone, circa un decimo di coloro che avevano scelto la lista unica Ds-Margherita). Un anno dopo, alle Europee sondaggio Ipsos – Sole 24 Ore, ha compiuto un errore nel descrivere lo «sfondamento a sinistra» del Pdl, chiarendo che quasi un operaio su due (il 43 per cento) aveva deciso di schierarsi con Berlusconi, circa il doppio di quelli che invece si dichiaravano pronti a votare Pd. Insomma, la figura di Berlusconi ha una capacità speciale di catalizzare consensi, ben al di là dei settori sociali ed elettorali di riferimento: il premier riesce a conservare i suoi elettori più consolidati, ma anche a convincerne altri che vengono da una diversa storia politica. E allora che deve fare il Pdl in vista delle elezioni regionali? Deve «nazionalizzarle», deve richiamare il senso politico complessivo del voto, deve collegare le specificità proprie dell'una o dell'altra situazione territoriale con i toni e le parole d'ordine di una campagna elettorale che va ricondotta alle realizzazioni e all'attività del governo nazionale. Una maggioranza che ha agito bene su tanti dossier: le emergenze Campania ed Abruzzo, il contrasto alla criminalità, l'ottima gestione della crisi economica, l'avvio di riforme coraggiose - dalla giustizia all'università alla pubblica amministrazione - dovrebbe richiamarli e metterli al centro del proprio appello al voto. Insomma, non vanno impostate e condotte tredici campagne elettorali, tante quante sono le Regioni coinvolte, ma ne serve una sola. 8 febbraio 2010
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