il Predellino

Home Articoli Un partito leggero e diretto, modello Usa
Un partito leggero e diretto, modello Usa PDF Stampa E-mail

È davvero importante il dibattito aperto da Sandro Bondi, e alimentato da numerosi altri protagonisti, sulle prospettive del Pdl. Per parte mia, credo che il futuro appartenga ai «partiti americani»: esattamente il modello leggero, non burocratico, centrato sul rapporto diretto tra leader ed elettori, indicato da Silvio Berlusconi.

di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.

Nei grandi partiti anglosassoni, le cose funzionano proprio così: c'è un leader forte e aggregante; c'è una grande compattezza programmatica su poche ed essenziali questioni (i sei-sette punti che si mettono di volta in volta al centro dell'agenda elettorale, rifuggendo dai «programmi zibaldone»); su tutto il resto, c'è un dibattito vitale animato da thinktank, riviste e centri studi, che cercano di rifornire di contenuti e «software politico» il proprio schieramento. Dopo di che, sul piano organizzativo, diversamente dalla cattiva esperienza italiana, in cui i partiti pensano sempre a occupare il territorio e la società, le grandi forze politiche anglosassoni sanno muoversi «a fisarmonica»: espandendosi nei momenti elettorali (e conciliando una capillare campagna «porta a porta» con le più sofisticate iniziative mediatiche, dai media tradizionali a internet), e comprimendosi ad elezioni terminate, senza nessuna pretesa di dominio sulla vita civile.
Tra l'altro, questo modello ha due grandi vantaggi: il primo è che non consente al ceto politico tradizionale di conquistare un monopolio dell'impegno nel partito, che resta invece apertissimo a chiunque voglia dedicare anche solo una piccola fetta di tempo (magari via internet) alle proprie idee e alla causa in cui crede; il secondo è che contribuisce a «deideologizzare» il voto, favorendo scelte elettorali più pragmatiche, essenzialmente (e sanamente) legate al giudizio dei cittadini sulla performance dei governi uscenti: «Se hai governato bene, ti rivoto; altrimenti, avanti un altro».
Sta proprio qui, a mio avviso, il miracolo elettorale costruito da Berlusconi nel 2008, certificato dal rapporto Itanes (edito da Il Mulino) sui flussi elettorali di due anni fa: da quella ricerca, emergeva lo spostamento a destra di un 3 per cento complessivo di elettorato che alle elezioni precedenti aveva votato Ulivo (una cosa notevolissima: più di un milione di persone, circa un decimo di coloro che avevano scelto la lista unica Ds-Margherita).
Un anno dopo, alle Europee sondaggio Ipsos – Sole 24 Ore,  ha compiuto un errore nel descrivere lo «sfondamento a sinistra» del Pdl, chiarendo che quasi un operaio su due (il 43 per cento) aveva deciso di schierarsi con Berlusconi, circa il doppio di quelli che invece si dichiaravano pronti a votare Pd. Insomma, la figura di Berlusconi ha una capacità speciale di catalizzare consensi, ben al di là dei settori sociali ed elettorali di riferimento: il premier riesce a conservare i suoi elettori più consolidati, ma anche a convincerne altri che vengono da una diversa storia politica.
E allora che deve fare il Pdl in vista delle elezioni regionali? Deve «nazionalizzarle», deve richiamare il senso politico complessivo del voto, deve collegare le specificità proprie dell'una o dell'altra situazione territoriale con i toni e le parole d'ordine di una campagna elettorale che va ricondotta alle realizzazioni e all'attività del governo nazionale. Una maggioranza che ha agito bene su tanti dossier: le emergenze Campania ed Abruzzo, il contrasto alla criminalità, l'ottima gestione della crisi economica, l'avvio di riforme coraggiose - dalla giustizia all'università alla pubblica amministrazione - dovrebbe richiamarli e metterli al centro del proprio appello al voto.
Insomma, non vanno impostate e condotte tredici campagne elettorali, tante quante sono le Regioni coinvolte, ma ne serve una sola.

8 febbraio 2010

 

 


  



LETTURE

venerdì, 6 agosto

Retroscena
Silvio non resta a guardare e prepara già la controffensiva di settembre su due fronti: per il governo è pronto a chiedere la fiducia su giustizia, fisco, federalismo e mezzogiorno; per il partito pensa a un’autentica rivoluzione e all’azzeramento dei vertici. Ma nella testa ci sono pure le elezioni: pronta una macchine elettorale in stile Obama. E ora da Fini sembrano arrivare i primi segnali di tregua. Quando giocando col fuoco ti scotti, ci pensi un po’ prima di rifarlo…

Analisi
Piero Ostellino suggerisce al premier di recuperare la vecchia spinta liberale per uscire dal guado e vincere la sua battaglia.
Davide Giacalone invoca la Terza Repubblica prima del voto e Maurizio Belpietro preferisce invece soffermarsi sull’atteggiamento di Fini: “Si comporta peggio di tutti”. Ci va giù pesante anche Giampaolo Pansa: “Gianfranco? Un tattico senza strategia”. Lapalissiano ma leggibile.

Scandalo
Appartamento di Montecarlo: nella sede di An è arrivata la Finanza. Secondo Alessandro Sallusti adesso spunterebbero addirittura altre case, mentre l’infaticabile Gian Marco Chiocci scopre che quell’immobile non doveva finire ad Alleanza Nazionale.
Panorama indaga su quel “tesoro di donna” di Elisabetta Tulliani e Flavia Perina esulta, un pizzico in ritardo, per la nuova operazione trasparenza. Mario Sechi dalle colonne del Tempo cita l’Economist. Il colpo finale lo infligge Franco Bechis con l’ennesimo scoop: ecco la storia dell’uomo di An in Rai purgato per i no a Lady Fini.

Recupero evasione, altroché chiacchiere!
Evasione, recuperati ben 4,9 miliradi in soli 7 mesi. Roba da far impallidire pure Visco e Padoa Schioppa. Il Foglio gongola per l’ultimo successo della politica del fare.

Baffino
Massimo D’Alema sempre più preoccupato dall’attivismo del rivale Nichi Vendola, osannato persino da El Pais. E al Riformista punta i piedi: “Non può essere il leader del centrosinistra”.

Spatuzza giornalista. I miracoli dei giornali di De Benedetti
Consacrazione finale per l’eroe numero uno degli anti Cav. Il pentito diviene addirittura grande firma dell’Espresso.



 Dal PDL


venerdì, 6 agosto

Tra un Bocchino e una Granata
Fini finirà vittima dei suoi stessi uomini. Parola di Maurizio Lupi.

Un nuovo Pdl
Partirà dai collegi elettorali. L’intervista di
Gaetano Quagliariello

al Sole.

Il governicchio no
Assolutamente contrario Lamberto Dini: “L’incertezza spaventa i mercati”.

Profeta senza patria
Gennaro Malgieri attacca: “A Roma il finismo ha fatto flop”.

Tutti mi cercano, nessuno mi trova
Parla Giuseppe Consolo, il finiano assente alla mozione Caliendo.

Comunista io?
Italo Bocchino tiene a precisare: “Noi mai con la sinistra”.

L’urna della paura
Silvano Moffa, portavoce di Fli, prova ancora a scongiurare le elezioni.

Lo scaricabarile
Casa dei misteri, Enzo Raisi tira in ballo Ignazio La Russa.

La decima finiana
La new entry
Barbara Contini si confessa alla Discussione.

L’acqua calda

Beppe Pisanu fa una scoperta epocale: “No alle elezioni anticipate, in parlamento tantissimi i contrari”. Ma dai?

Folgorata sulla via di Damasco
Con una lunga intervista
Il Secolo celebra
Chiara Moroni
.

Rabbrividisco e impreco
La delusione di
Stefania Craxi contro l’ex compagna di partito: “La ragazza contraddice se stessa”.

Il ritorno di Scajola
L’ex ministro si riprende la scena: “Incarichi? E’ presto”.

Nelle mani di un capopolo
Raffaele Fitto replica a muso duro alle accuse di Nichi Vendola.





Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 

 


Aforismi fiorentini
 
Ben informati riferiscono che incontrando Fini e Rutelli, Casini, orgoglioso, abbia detto: “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”.
Momento di imbarazzo.
Poi hanno spiegato a Fini che non si riferiva alle slot machines di Atlantis Word. 

 
  Il Taciturno

6 agosto 2010