il Predellino

Home Articoli Di Pietro e il Pd uniti dai ricatti
Di Pietro e il Pd uniti dai ricatti PDF Stampa E-mail

Cronisti politici e commentatori sembrano tutti stupirsi dell'andamento e delle conclusioni del congresso dell'Italia dei valori. Lo scontro politico-giudiziario è in pieno svolgimento, con l'Associazione Nazionale Magistrati che ha manifestato clamorosamente contro il governo nelle recenti cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario e Tonino che fa?

di Giorgio Stracquadanio

Invece di cavalcare la tigre del “popolo viola” e di abbracciare le tesi radicali del quotidiano Il Fatto, offre al Pd un rinnovato patto che assomiglia molto all'accordo negoziato con Veltroni alle politiche 2008 e mai rispettato. Allora Di Pietro aveva garantito che non avrebbe costituito i propri gruppi parlamentari ma sarebbe confluito in quelli del Pd e non lo fece, aprendo una ferita da cui succhiare il sangue del consenso proprio nel corpo del partito della sinistra.

Da allora il giustizialismo dell'Idv è stata la causa principale della paralisi politica del Partito democratico, una spada di Damocle permanente sulla libertà di movimento politico di Veltroni prima e di Bersani poi, i quali non possono nemmeno dialogare non solo con la maggioranza, ma anche con l'Udc senza essere messi nel mirino dell'Idv. Che attraverso questa strategia ha costantemente eroso consensi al Pd, sottraendogli il voto di quegli elettori di sinistra radicale che nel 2008 aveva scelto la strada del voto utile.
Nelle scorse settimane, poi, aveva cominciato a brillare la stella di Luigi De Magistris, l'uomo che avrebbe potuto rappresentare colui che, come diceva Pietro Nenni, sulla via dell'epurazione era sufficientemente più puro da epurare il puro Di Pietro. E dunque tutti si aspettavano dal congresso una gara a chi fosse più giustizialista, più antiberlusconiano, più capace di evocare la piazza solitaria del popolo viola.
Di Pietro, invece, spiazza tutti. Offre al giustizialismo più radicale lo show dello spacciatore di bufale complottarde Gioacchino Genchi, amico di De Magistris, per poi prendere le distanze dall'uno e dall'altro; accoglie l'inquisito De Luca come candidato dell'alleanza Pd e Idv in Campania, riducendo alla macchietta qual'è il deputato campano Francesco Barbato, che si era candidato alla guida del partito in alternativa a Di Pietro, e – in nome della realpolitik – restituisce a Bersani il favore che questi gli aveva reso subito dopo il flop del “laboratorio pugliese”, quando il segretario del Pd, non essendo riuscito a soddisfare la condizione posta da Casini per l'alleanza alle regionali, per non apparire isolato aveva rilanciato con una conferenza stampa l'alleanza Pd-Idv.
Fin qui la ricostruzione che tutti i quotidiani hanno proposto. Dimenticando, però, il convitato di pietra che più di ogni altra cosa ha convinto Tonino della svolta filobersaniana. Un convitato che si chiama Corriere della Sera, che nella settimana precedente il congresso dell'Italia dei valori ha iniziato una campagna di stampa sulle foto che ritraevano Di Pietro a un pranzo in una caserma dei carabinieri in compagnia di diversi ufficiali dell'arma, dei servizi segreti italiani, del questore Bruno Contrada (che sarebbe stato arrestato per associazione mafiosa pochi giorni dopo quel pranzo) e di un esponente di una importante agenzia privata di investigazioni statunitense.
Quelle foto avevano messo in imbarazzo Di Pietro, non foss'altro per la circostanza che egli aveva brigato per non farle pubblicare dal 1992 ad oggi e che – poco prima fossero pubblicate – le aveva definite sul suo blog come veleni diffusi contro di lui.
Sono state quelle foto – e la campagna condotta dal Corriere della Sera – che hanno spinto Di Pietro alla linea filo Pd per le prossime elezioni regionali e, probabilmente, per il prosieguo della legislatura. Di Pietro ha intuito che quella campagna – se fosse proseguita e amplificata – avrebbe dato luogo alla più dura crisi del suo partito, dando al suo rivale De Magistris l'arma con la quale pensionarlo definitivamente. Di Pietro, che è sempre stato abile a muoversi nei meandri del sottopotere e dei messaggi trasversali, ha capito il senso di quelle foto – uno strumento nelle mani di Pd per ridimensionare o distruggere l'alleato ribelle – e si è subito acquietato.
Con il risultato che oggi lo schieramento di opposizione, invece di essere unito da programmi e idee, è unito da reciproci ricatti: il Pd è sotto scacco di Di Pietro, visto che comunisti e post-.comunisti sono stati lasciati indenni dalle indagini di Mani Pulite. E da oggi Di Pietro è sotto scacco del Pd grazie alla campagna, oggi interrotta, del Corriere della Sera.

8 febbraio 2010

 


  



LETTURE

venerdì, 6 agosto

Retroscena
Silvio non resta a guardare e prepara già la controffensiva di settembre su due fronti: per il governo è pronto a chiedere la fiducia su giustizia, fisco, federalismo e mezzogiorno; per il partito pensa a un’autentica rivoluzione e all’azzeramento dei vertici. Ma nella testa ci sono pure le elezioni: pronta una macchine elettorale in stile Obama. E ora da Fini sembrano arrivare i primi segnali di tregua. Quando giocando col fuoco ti scotti, ci pensi un po’ prima di rifarlo…

Analisi
Piero Ostellino suggerisce al premier di recuperare la vecchia spinta liberale per uscire dal guado e vincere la sua battaglia.
Davide Giacalone invoca la Terza Repubblica prima del voto e Maurizio Belpietro preferisce invece soffermarsi sull’atteggiamento di Fini: “Si comporta peggio di tutti”. Ci va giù pesante anche Giampaolo Pansa: “Gianfranco? Un tattico senza strategia”. Lapalissiano ma leggibile.

Scandalo
Appartamento di Montecarlo: nella sede di An è arrivata la Finanza. Secondo Alessandro Sallusti adesso spunterebbero addirittura altre case, mentre l’infaticabile Gian Marco Chiocci scopre che quell’immobile non doveva finire ad Alleanza Nazionale.
Panorama indaga su quel “tesoro di donna” di Elisabetta Tulliani e Flavia Perina esulta, un pizzico in ritardo, per la nuova operazione trasparenza. Mario Sechi dalle colonne del Tempo cita l’Economist. Il colpo finale lo infligge Franco Bechis con l’ennesimo scoop: ecco la storia dell’uomo di An in Rai purgato per i no a Lady Fini.

Recupero evasione, altroché chiacchiere!
Evasione, recuperati ben 4,9 miliradi in soli 7 mesi. Roba da far impallidire pure Visco e Padoa Schioppa. Il Foglio gongola per l’ultimo successo della politica del fare.

Baffino
Massimo D’Alema sempre più preoccupato dall’attivismo del rivale Nichi Vendola, osannato persino da El Pais. E al Riformista punta i piedi: “Non può essere il leader del centrosinistra”.

Spatuzza giornalista. I miracoli dei giornali di De Benedetti
Consacrazione finale per l’eroe numero uno degli anti Cav. Il pentito diviene addirittura grande firma dell’Espresso.



 Dal PDL


venerdì, 6 agosto

Tra un Bocchino e una Granata
Fini finirà vittima dei suoi stessi uomini. Parola di Maurizio Lupi.

Un nuovo Pdl
Partirà dai collegi elettorali. L’intervista di
Gaetano Quagliariello

al Sole.

Il governicchio no
Assolutamente contrario Lamberto Dini: “L’incertezza spaventa i mercati”.

Profeta senza patria
Gennaro Malgieri attacca: “A Roma il finismo ha fatto flop”.

Tutti mi cercano, nessuno mi trova
Parla Giuseppe Consolo, il finiano assente alla mozione Caliendo.

Comunista io?
Italo Bocchino tiene a precisare: “Noi mai con la sinistra”.

L’urna della paura
Silvano Moffa, portavoce di Fli, prova ancora a scongiurare le elezioni.

Lo scaricabarile
Casa dei misteri, Enzo Raisi tira in ballo Ignazio La Russa.

La decima finiana
La new entry
Barbara Contini si confessa alla Discussione.

L’acqua calda

Beppe Pisanu fa una scoperta epocale: “No alle elezioni anticipate, in parlamento tantissimi i contrari”. Ma dai?

Folgorata sulla via di Damasco
Con una lunga intervista
Il Secolo celebra
Chiara Moroni
.

Rabbrividisco e impreco
La delusione di
Stefania Craxi contro l’ex compagna di partito: “La ragazza contraddice se stessa”.

Il ritorno di Scajola
L’ex ministro si riprende la scena: “Incarichi? E’ presto”.

Nelle mani di un capopolo
Raffaele Fitto replica a muso duro alle accuse di Nichi Vendola.





Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 

 


Aforismi fiorentini
 
Ben informati riferiscono che incontrando Fini e Rutelli, Casini, orgoglioso, abbia detto: “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”.
Momento di imbarazzo.
Poi hanno spiegato a Fini che non si riferiva alle slot machines di Atlantis Word. 

 
  Il Taciturno

6 agosto 2010