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La rabbiosa reazione di Teheran dà perfettamente il segno di come il viaggio di Silvio Berlusconi sia stato un successo, sia per i tempi scelti che per i contenuti.

di Carlo Panella da il Tempo

 

 

 

La televisione di Stato iraniana infatti ha attaccato Berlusconi in modo frontale e addirittura offensivo: «Dopo aver rilasciato dichiarazioni decisamente discutibili sull'Iran il premier italiano è arrivato a dire che la guerra contro Gaza fu giusta, calpestando così i cadaveri di 1.400 civili palestinesi uccisi l'anno scorso da Israele durante tre settimane di folli bombardamenti. E durante il discorso nella Knesset ha completato la serie di servigi fatti ai padroni israeliani, rivolgendo all'Iran tutte le accuse possibili, a partire da quella di voler sviluppare armi nucleari». Obbiettivo centrato, dunque: il regime degli ayatollah ha colto in pieno il successo della missione, lungamente preparata dalla Farnesina diretta da un Franco Frattini che ha dimostrato di saper perfettamente cogliere il momento giusto per effettuarla. La crisi israelo-palestinese si sta avvitando su sé stessa, non solo per le difficoltà dell'accordo, non solo perché Abu Mazen non è un interlocutore credibile, perché non rappresenta né Hamas, né Gaza (quindi metà della Palestina), ma anche perché Barak Obama, dopo aver annunciato al mondo un suo coinvolgimento totale, se ne sta interessando in modo clamoroso (e inquietante).
Derfidamente, il presidente siriano Beshar al Assad, che pure Obama ha sempre detto essere un interlocutore strategico per la soluzione della crisi, si è addirittura permesso di dargli del confusionario assenteista: «Non abbiamo ancora ricevuto dall'amministrazione Obama una chiara idea di quello che veramente vuole che succeda in Medio Oriente».
Berlusconi, invece - nell'abituale silenzio dell'Europa - ha detto chiaramente cosa vorrebbe che succedesse. Innanzitutto che Israele sia difesa dalle minacce di distruzione da parte del regime iraniano che ha esplicitamente paragonato a quello hitleriano. Poi, ha fatto sì che l'Italia sia ora il paese europeo più credibile sia nei confronti di Israele, che dei palestinesi di Abu Mazen (là dove il governo Prodi si era pericolosamente sbilanciato in pesanti critiche a Israele). A Israele, ha offerto la netta dissociazione da tanta parte dell'Europa, Francia inclusa, che aveva preso le distanze dalla guerra di Gaza, riconoscendola come «guerra giusta». Poi, e forse innanzitutto, ha riconosciuto lo Stato ebraico come parte integrante dell'Europa, non ancora quella politica, ma quella ancora più importante, figlia del patrimonio culturale giudaico-cristiano.
Ad Abu Mazen ha offerto pietà per i morti palestinesi di Gaza e soprattutto la ferma richiesta a
Nethanyhau - che sul punto è gelido - di un congelamento degli insediamenti in Cisgiordania. In conclusione, ha mostrato dal più caldo palcoscenico del mondo, che il suo governo non affonda nella melina che paralizza l'Ue e che l'Italia può, a buona ragione, essere l'unica nazione europea, in cui avviare colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, con loro piena fiducia.

5 febbraio 2010

 


  
 
L'Acquario

Oggi il pesce rosso è più laconico del solito perché un problema complesso ha trovato soluzione: «Che fai mi cacci?» Aveva chiesto l'uomo dalla cravatta rosa: Risposta secca : «Si!»
Ora tocca all'allegra compagnia di Bocchino Granata Viespoli risolvere un altro quesito: « Siam finiani o siam finiti?» 

Il Pesce rosso

30 luglio 2010

 



LETTURE

venerdì, 30 luglio

Bello, brutto e cattivo
Senza pietà: il Cavaliere va alla guerra contro i finiani con grande convinzione e determinazione. I retroscena di Paola De Caro e Alessandro De Angelis. Esulta Vittorio Feltri, convinto che la quiete, dopo la tempesta, non possa che far bene al governo.
Al “controcanto” pensa Giuliano Ferrara, mediatore fallito: Silvio ha sbagliato, meglio un divorzio razionale, così pagherà un prezzo.Poi però il direttore del Foglio enumera le ragioni che stanno dalla parte del Cav. Più rude Maurizio Belpietro: siamo solo all’inizio di una battaglia senza esclusione di colpi.
Più raffinato Mario Sechi: sbagliato e riduttivo pensare che sia un semplice ritorno alla divisione An-Fi.

Meteo politico
È l’ora delle previsioni: finiani in affanno al senato, i conti al momento non tornano. Gianluca Roselli, pallottoliere alla mano, spiega: Silvio deve trovare otto deputati per stare tranquillo. Ma potrebbe essere Rutelli, secondo il Giornale, l’ancora di salvezza del leader Pdl. Resta il rebus sulla presidenza della Camera: come cacciare l’ex leader di An? Azzardiamo un’ipotesi, un suggerimento che potrebbe muovere il duodeno di Gianfranco: la maggioranza che esce dall’aula quando vi entra lui.

Storia di un amore mai nato

L’imprenditore e il politico, 16 anni insieme senza volersi troppo bene. Firmato Pierluigi Battista.

Grandi manovre… quelle vere!

Poche ore prima del divorzio, la Camera ha approvato
la finanziaria che taglia gli sprechi, combatte l’evasione e aiuta l’Italia a uscire dal tunnel della crisi.

Cesare non vive a Palazzo Grazioli   

La procura di Roma smentisce la ricostruzione delle intercettazioni: con la P3
il premier non c’entra
. E adesso chi si scusa?

Obiettivo flessibilità
Caso Fiat, leggete
Oscar Giannino!

 

Aforismi fiorentini

Alla trasmissione Omnibus estate, su La 7, Livia Turco ha detto: “sono garantista, ma ci sono indagini e indagini”.
Poi ha spiegato che quella su D’Alema, per esempio, è diversa dalle altre.
Garantismo Turco?

 
Il Taciturno

30 luglio 2010


 



 Dal PDL


venerdì, 30 luglio

Benedetto Della Vedova
“Questa è paura della politica”. Intervento prevedibile e contorto.

Gennaro Malgieri
.
Ottimista come sempre: “Il divorzio di Fini peserà sugli equilibri del Lazio”.

Amedeo Labocetta
con buonsenso “Consiglio ai finiani, gli italiani non amano chi fa la guerriglia”. 

Carmine Santo Patarino

“Noi non abbiamo intenzione di andare via”. Coerente.

Francesco Divella
“Seguirò Fini fino alle estreme conseguenze”. Incosciente?

Domenico Di Virgilio
“Non mi pare ci siano prove concrete contro Denis Verdini”. Garantista come sempre.

Gaetano Quagliariello
“Abbiamo visioni diverse, noi da destra liberale e loro da giustizialisti”.

Enzo Scotti
“Il governo andrà avanti e saremo coesi”. Ottimista.

Roberto Formigoni
“Ora nessuno osi parlare di tagli”.
che ammette:"Non bastano gli aiuti di stato per aiutare la famiglia".

Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 
 
 "Biblioteca del pensiero liberale"