il Predellino

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La forza del diritto PDF Stampa E-mail

Le sinistre di tutte le risme credono di stare al luna park. Dove, tre palle un soldo, si può abbattere ogni bersaglio. Una volta di più, tanto per cambiare, il bersaglio è il governo.

di Paolo Armaroli da il Tempo

 

 

 

 

Che, pensate un po', si è permesso d'impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi di tre regioni -e precisamente della Puglia, della Campania e della. Basilicata - che impediscono nei loro territori l'insediamento di impianti nucleari. Ma dopo tutto il consiglio dei ministri, su proposta del ministro Scajola, non ha fatto altro che appellarsi all'articolo 134 della Costituzione. A norma del quale la. Corte costituzionale giudica tra l'altro delle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni.
Nessun atto d'imperio, dunque. Nessuno sgarro al federalismo prossimo venturo, come invece ha rilevato quella Vispa Teresa radicale che risponde al nome e cognome di Emma Bonino, in mancanza di meglio subita dal Pd quale candidata alla presidenza della Regione Lazio. Ma un comportamento, quello del governo, irreprensibile alla luce del dettato costituzionale. Ciò doverosamente premesso, perché in tema di diritto è sempre bene mettere i puntini sulle "i", veniamo al sodo. Ha forse torto il governo a eccepire la legittimità costituzionale delle tre leggi regionali? Certo che no. Ma prima di procedere oltre, non ci resta che piangere sul latte versato. E non già dal centrodestra, bensì dal centrosinistra.
Già, perché diciamocela tutta. La verità è che la riforma del titolo V della Parte seconda della. Costituzione, concernente i rapporti tra Stato e Regioni, è un obbrobrio. E stata approvata in fretta e furia alla fine della. XIII legislatura, anno di grazia 2001, da un centrosinistra con l'acqua alla gola. Timoroso di buscarle alle imminenti elezioni, come in effetti accadde, ebbe la bella pensata di porre in atto un'operazione demagogica che grida vendetta. Per fare in fretta, si sa, la gatta fece i figli ciechi. Così il centrosinistra si acconciò a una riforma senza capo né coda. Del resto, nel sostenere una simile tesi siamo in buona compagnia. Uno dei due relatori di questa riformucola costituzionale, l'allora deputato diessino Antonio Soda - ex magistrato, affermato avvocato, uomo intellettualmente onesto - in una lezione tenuta all'Università di Genova non si nascose dietro un dito e ammise di aver avallato norme che con il senno di poi non si sarebbe mai sognato di partorire.
Tra le solenni sciocchezze ce n'è una che salta più agli occhi delle tante altre. Fa bella mostra di sé all'articolo 17. Là dove recita che tra le materie di legislazione concorrente c'è la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia. Una disposizione che andava corretta quanto prima possibile, in quanto attinente al preminente interesse nazionale. E invece, a dispetto delle critiche piovute un po' da tutte le parti, sta ancora lì come se niente fosse. Si dirà che cosa fatta, capo ha. Perciò, finché non verrà cancellata, andrà rispettata a puntino. Sicuro. Ma è proprio qui, con rispetto parlando, che casca l'asino. Perché le predette regioni, all'insegna dell'egoistico «mai in casa mia», hanno adottato normative legislative ricalcate con la carta carbone, quasi che avessero una competenza esclusiva in materia. Le tre Regioni in questione, dunque, hanno fatto il passo più lungo della gamba. Del resto il governo, che legittimamente intende sfruttare la risorsa dell'energia nucleare a fini di sviluppo economico -come da gran tempo fanno molti Paesi, a cominciare dalla vicina Francia - non si è appellato al diritto della forza. Come insinuano gli ipercritici in servizio permanente effettivo. Bensì alla forza del diritto. Ma allora, perché tanto chiasso?

5 febbraio 2010

 


  



LETTURE

giovedì, 9 settembre

Voto o non voto?
Silvio Berlusconi frena il Carroccio e prenota l’Aula per fine settembre: l’obiettivo è continuare a governare e non darla vinta a chi ha tutto l’interesse di far saltare il banco. L’analisi e le indiscrezioni de il Foglio sul nuovo corso del Cavaliere.  

Anticostituzionale  a chi?
Cacciarlo si può. L’articolo di Davide Giacalone evidenzia la legittimità dell’iniziativa promossa da Bossi e dal presidente del Consiglio per discutere col Colle dell’inopportunità politica della carica ricoperta da Fini. Costituzione a parte, c’è un precedente storico che non fa certo fare bella figura all’attuale numero uno di Montecitorio: è quello di Saragat, raccontato da
Paolo Armaroli
sul Giornale. E il presidente della Camera sfigura anche nell’autorevole intervento del sociologo
Luca Ricolfi
: è illiberale e vuole l’assistenzialismo, il suo è il partito della spesa pubblica.
Intanto Marcello Veneziani sforna un provocatorio, quanto lucido e gustoso editoriale su Re Silvio: gli italiani hanno sempre voluto un leader forte e capace di incarnare i loro bisogni. Ma quelli dei salotti chic (che oggi ospitano pure  i finiani) non vogliono farsene una ragione. Anzi, l’insulto continua: per i futuristi  quelli del Pdl si dividono in due categorie: cani o prostitute. Manganellate in libertà.

L’armadio con gli scheletri è a Montecarlo
Inutile illudersi: su Montecarlo non è affatto calato il sipario.
Secondo il Tempo sono ancora troppe le incongruenze e le strane coincidenze.
Su Libero Franco Bechis si sofferma sul milione di motivi che lega l’ex leader di An alla casa dei misteri.

Botte da orbi
Per la seconda volta, in pochi giorni, la festa del Pd finisce in guerriglia.  Al presidente Schifani gli insulti, ieri con Bonanni sono passati dalle parole ai fatti. Lo sfortunato evento di Torino funge da metafora dell’amaro destino del Partito democratico: subire, inerti, la violenza di una sinistra estremista e autodistruttiva.

L’unione fa la forza
Prove generali di “politiche” per l’opposizione a Milano. Si parte male, malissimo: correranno in tre per Palazzo Marino.

Viva la coerenza
Augusto Minzolini sempre più nell’occhio del ciclone. La chiarezza delle sue idee non piace ai gerarchi Rai e nemmeno ai finiani, che vorrebbero spedirlo al polo nord. E pensare che, prima di Mirabello, Bocchino aveva sempre difeso il direttore del Tg1.

Successo italiano

L’Iran sospende la condanna contro Sakineh. Per il momento è stata vinta solo una battaglia, ma non si può non sottolineare l’incredibile lavoro svolto dalla nostra diplomazia.



 Dal PDL


Giovedì, 9 settembre

L’oro di “Napoli”
La deputata finiana accusa: “Non escludo che senatrici siano state elette dopo essersi prostituite”. Prevedibili le dure reazioni delle parlamentari. Daniela Santanchè: “Puro attacco a Berlusconi”. Beatrice Lorenzin: “Questo non è certo far politica”. Alessandra Mussolini: “Intervenga subito la Camera”. Elvira Savino, intervistata sul Corriere, si è fatta un’idea: “Parole maschiliste dettate dalla rabbia verso noi berlusconiane”.

L’Italia secondo Fini
Riforme e federalismo, il leader di Fli espone il suo pensiero al Corriere della Sera. Secca e disarmante la controreplica di Angelo Panebianco: “I miei dubbi permangono”.

Per favore, qualcuno lo fermi
Intanto Fabrizio Cicchitto torna all’attacco: “Gianfranco ormai non si contiene più”.

L’ottimismo è il profumo della vita
Ignazio La Russa crede nei numeri della maggioranza e spera ancora nell’appoggio dei finiani: “Non tutti sono volgari bugiardi”.

Gay pride in parlamento
Battibecco a Montecitorio tra Daniele Capezzone e Enzo Raisi. Il portavoce Pdl: “Hai scritto una cosa oscena”. Il finiano: “Mi dispiace, era un complimento”.

Tranquilli, non me ne vado
Giuseppe Valditara smentisce le voci su uno passaggio ai berlusconiani: “Adesione convinta e non modificabile”.

Non c’è più Tatarella
Domenico Nania punta il dito contro i cattivi consiglieri dell’ex leader di An: “Ora accanto ha Granata e Briguglio…”.

Elogio alla Realpolitik
Silvio, Putin e Gheddafi. Renato Farina spiega perché conviene questa politica estera.

L’ideologo della libertà
Ecco il programma di governo di Fli per il resto della legislatura. A scriverlo, sul Secolo, ci pensa addirittura Luca Barbareschi!

Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 

 


 
''Babbo Natale, liberaci da Minzolini'', chiedono i finiani. Oh, bella! Ma non sanno che i regali non li porta, Babbo Natale, a coloro che si sono comportati male? In cambio, solo carbone. O elezioni anticipate. Prosit.

 
  La Taciturna

8 settembre 2010