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Il Predellino intervista Peppino Calderisi, parlamentare del Popolo della Libertà e antesignano dell’abolizione del doppio turno in quanto promotore del referendum svoltosi nel ’95 proprio per l’abolizione del secondo turno, referendum che superò il quorum e sfiorò la vittoria con il 49,4 di Sì.
di Andrea Camaiora
Abolire o no il secondo turno ai ballottaggi? Dopo la proposta lanciata a pochi minuti dalla chiusura dei seggi dai parlamenti del PDL Michele Scandroglio e Giorgio Stracquadanio, ora il fronte interno al centro destra per la cancellazione della seconda chiamata alle urne si allarga. Anzi, con l’adesione tra gli altri di Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchitto e Denis Verdini si può dire che nel PDL sono tutti d’accordo.Il Predellino intervista Peppino Calderisi, parlamentare del Popolo della Libertà e antesignano dell’abolizione del doppio turno in quanto promotore del referendum svoltosi nel ’95 proprio per l’abolizione del secondo turno, referendum che superò il quorum e sfiorò la vittoria con il 49,4 di Sì.“Quell'iniziativa referendaria - precisa Calderisi – estendeva a tutti i comuni il sistema elettorale in vigore per i comuni sotto i 15 mila abitanti e quindi prevedeva anche il passaggio dal sistema della coalizione di liste a quello della lista di coalizione”. Onorevole Calderisi, detta così sembra un gioco di parole… Non lo è. Significa semplificare, a livello amministrativo, il quadro politico. Già oggi questo accade nei comuni con popolazione inferiore ai quindicimila abitanti, con il paradosso che un candidato sindaco di centro sinistra o di centro destra in una cittadina di quattordici mila abitanti è sostenuto da una sola lista che raccoglie più forze politiche, e in un altro di mille o duemila abitanti in più il candidato ha una coalizione fatta di 4, 5 o 10 liste in concorrenza tra loro. Naturalmente la frammentazione politica, oltre a danneggiare il buongoverno locale è illogica. Come illogica? Certo, illogica. Queste 5 o 10 liste sono alleate, condividono il medesimo candidato sindaco e il medesimo programma. Mi saprebbe perché devono presentarsi in competizione l’una contro l’altra? Le questioni identitarie non dovrebbero sussistere, stiamo parlando del livello amministrativo locale, non di quello politico nazionale. Ce lo dica lei perchè… Non ha alcun senso. Tanto più che queste divisioni sono sempre all’origine delle tensioni all'interno della maggioranza che poi si ripercuotono sull’efficienza amministrativa. Ma allora ha un senso, dopo quattordici anni, rilanciare l’abolizione del doppio turno e la lista di coalizione? Eccome se lo ha. Intanto ci sono i risultati dei ballottaggi, con un’affluenza elettorale bassissima. Il candidato vincente prende quasi sempre meno voti rispetto al primo turno e quindi non viene eletto con una maggiore legittimazione democratica. E poi in altre competizioni il doppio turno non c’è. Penso ai comuni con popolazione inferiore ai quindici mila abitanti e alle regioni. Quando fu inserito il sistema a doppio turno si pensava che al primo avrebbero corso quasi tutti da soli e che le alleanze si sarebbero formate solo al secondo turno. Ma non è stato così, quasi sempre le alleanze si sono formate fin dall’inizio, presentarsi divisi al primo turno non paga. Le coalizioni provano a vincere al primo turno, superando quota 50%, una soglia però decisamente alta. Ha un senso dunque la proposta di La Russa, ovvero che vince al primo turno la coalizione che abbia superato quota 40% ? Certo che ce l’ha, perché non abolisce il secondo turno ma lo limita a casi limitati, rafforzando il bipolarismo. Guardi, non è una proposta di parte, tanto è vero che con questo meccanismo Alemanno non sarebbe stato eletto sindaco! Crede possibile l’abolizione del secondo turno? Possibile sì, facile no perché l’opposizione si è già detta contraria. Del resto non deve stupire: già nel ’95 mi trovai contro un fronte che vedeva uniti i soliti noti, da Passigli a Sartori e Rutelli. Inoltre l’Udc, con la sua strategia di “partito di mezzo”, si troverebbe spiazzata. Oggi attende il primo turno, verifica qual è il vincitore sicuro o altamente probabile nel ballottaggio e lo sostiene. Un comportamento opportunistico che non ha niente a che vedere con la costruzione di un bipolarismo compiuto ed europeo.
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