il Predellino

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Dear Tonino: right or wrong is my country.
Dear Tonino: right or wrong is my country. PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Luglio 2009 08:51

Giusto o sbagliato prima di tutto il mio Paese. Non è solo uno slogan, è il principio cardine del popolo britannico. Ma è difficile che sappia l’inglese chi non sà nemmeno l’italiano.

di Alessandro Lozzi

 

Non a caso è lo slogan di chi ha inventato lo stato costituzionale, che oggi chiamamo di diritto, e ha dato certezza ai diritti individuali contro il potere assoluto.Qui non si tratta di condividere o meno la politica di Di Pietro. Né di condividere o meno la politica di Berlusconi. Si può essere all’opposizione ed ambire a rovesciare legittimamente le sorti e andare al governo. Si può anche tentare di annientare il PD e prenderne il posto. Ma non si può, anzi non si deve farlo a spese della comunità, svergognando senza rimedio, inutilmente e falsamente, il proprio Paese.
Quello di Di Pietro non è un atto politico, è un atto ignobile. Ed è recidivo. Come non ricordare che nel 1994, proprio durante lo svolgimento del G8 a Napoli, notificò in mondovisione l’avviso di garanzia al Presidente del Consiglio?
Tutti ricordano la vicenda. La notifica fu accompagnata dalla famosa frase, chiaramente illustrativa dello spirito di equilibrio che caratterizzava il Di Pietro magistrato “io quello lo sfascio”. La conclusione fu: “sputtanamento” universale per il nostro Paese, assoluzione per l’indagato, carriera politica per Di Pietro.
E questo è il centro della questione. Dobbiamo la carriera politica di Di Pietro ai due campioni, eterni rivali del PCI, poi PDS, poi DS, ora PD D’alema e Veltroni. Fu infatti D’alema a imporre nel collegio blindato del Mugello un Di Pietro in fuga dalla magistratura, ed è stato Veltroni che, preferendolo negli abbinamenti alla sinistra comunista, ha deciso il successo del primo e la morte della seconda. Ora quel galantuomo sta ricambiando il favore a modo suo,  cercando cioè di annichilire il PD e i due campioni di ogni insuccesso sono in seconda fila. Ci sono tre candidati alla leadership del partito. Nelle loro mani è il destino della sinistra italiana e quindi indirettamente anche dell’intero Paese. Dicano una parola chiara su questa infamità. E facciano una scelta chiara in ordine all’alleanza suicida. Lo faranno per se stessi, ma un po’ anche per noi.

10 luglio 2009

 

 


 



LETTURE

venerdì, 12 marzo

Nuovi equilibri dentro il Pdl/ L’analisi di Massimo Franco sul Corsera: “La campagna nel Lazio e lo smarcamento di Fini danno più peso al Cavaliere”.

Di Pietro va alla guerra/ Pronti per la piazza rossa e viola. L’ex pm: “E’ tempo di chiamata alle armi”. Bersani prova a mettere fiori nei cannoni: “Sarà tutto tranquillo”.

I soliti noti/ Vecchie manifestazioni, vecchi slogan, vecchi protagonisti. Alessandro Sallusti: “Contro il premier arruolano anche i fantasmi”.

Simbolo sbagliato/ Sandro Pertini sulle magliette dei contestatori domani a Roma. Proprio lui che firmò nell’84 il primo Salva-Silvio, annullando tre pretori.

Cassazione poco chic/ Sentenza schock per la sinistra: Via anche i clandestini con i figli a scuola. Paolo Granzotto: “Ora diranno che la Corte è razzista?”.

Esteri/ Francia: è già finita la rivoluzione Sarkozy. Opposizioni  favorite alle prossime regionali.



Dal PDL

venerdì, 12 marzo

Batterebbe anche Carnera/ Silvio Berlusconi mostra i muscoli: “La magistratura rossa ha dettato i tempi di questa campagna elettorale”.

Tutti a votare/ L’appello di Gennaro Malgieri contro l’astensionismo: “Gli elettori Pdl vanno motivati”.

Finiani&Clandestini/ Alessandro Campi critica la Cassazione, come un democratico qualunque: “Integrazione difficile a colpi di sentenze”.

Fini chi?/ Il partito si stringe sempre più intorno al Cavaliere

Altro che bidone/ Giulio Tremonti elogia la sua Banca del Mezzogiorno. “La sede? Tifo per Napoli”.

Azzurro donna 1/ Mariastella Gelmini: “Sulla parità lo stato deve fare di più”.

Azzurro donna 2/ Gabriella Carlucci a Margherita di Savoia: “Mi chiamano a migliaia, farò il sindaco”.

Azzurro donna 3/ Giorgia Meloni sui dolori di una generazione: “Soffrono più dei loro genitori”.