il Predellino

Home
Se la battuta è artefatta
Se la battuta è artefatta PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Giugno 2009 08:17

 



Il Predellino
vi propone il botta e risposta andato in scena in questi giorni su il Corriere della Sera a proposito di una battuta di Silvio Berlusconi nel viaggio di inaugurazione di Freccia Rossa, il treno iperveloce di Ferrovie dello Stato. Da una parte Gian Antonio Stella che condanna il gusto della battuta del premier, dall’altra Giorgio Stracquadanio – testimone diretto della battuta incriminata da Stella – che sostiene come attraverso la trasformazione di fatti e parole si distrugge l’identità di una persona.

"Quel rischioso gusto della battuta" di Gian Antonio Stella  da Il Corriere della Sera di mercoledì 24 giugno

Il ruolo istituzionale prevalga sull'istinto guascone
Si sarà mangiato la lingua in questi giorni, Silvio Ber­lusconi, ripensando alla battuta fatta sulla Freccia Rossa nel viaggio inaugurale da Milano a Roma. A un certo punto, come scrisse Tommaso Labate sul Riformista poi ripreso senza smentite da «Dago­spia», si avvicinò con una piccola corte al seguito all’allora primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici che era ac­canto a Vasco Errani: «Adesso facciamo divertire il sinda­co ». Si toccò il berrettino con la visiera col quale sarebbe apparso il giorno dopo su tutti i giornali e ammiccò: «Allo­ra, vi piace il presidente ferroviere?». E, mentre quelli ab­bozzavano una risposta, li fulminò con una risata: «Io inve­ce preferisco il presidente puttaniere». Parole che, a rileggerle adesso...

Per carità, era solo una battuta. Forse un po’ greve e scalo­gnata, visto il seguito, ma una battuta. E può darsi che, a dispetto di Domenici che sorridendo conferma tutto, il Ca­valiere si possa affrettare ora a smentire. Sono passati tre mesi? Niente paura. «Le smentite non hanno scadenza» dis­se qualche anno fa Gianfranco Fini negando a distanza qua­si di un decennio di aver mai detto alle Iene non solo che «Mussolini è stato il più grande statista del secolo» ma an­che che Berlusconi «per egua­gliare il Duce dovrà pedalare parecchio...». «Una smentita è una notizia data due volte» spiegava Giulio Andreotti: in genere lui preferiva lasciar per­dere. Il fatto è che il premier, que­sto suo amore per le battute do­vuto a un carattere che Gianni Baget Bozzo definiva «gioco­so », l’ha già pagato caro più volte. Basti ricordare le polemi­che seguite alle sue parole a Martin Schulz: «Signor Schulz, so che in Italia c'è un produt­tore che sta montando un film sui campi di concentramen­to nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapo». Polemiche che liquidò, infischiandosene delle riprese televisive che mo­stravano lo sconcerto degli europarlamentari, dicendo: «Era solo una battuta per cui è scoppiato a ridere l'intero Parlamento».

Per non dire di altre sortite quali quella sui suoi sforzi per portare a Parma l’authority alimentare: «Ho rispolvera­to le mie doti di playboy con il presidente finlandese Tarja Halonen». Spiritosaggine seguita ancora da polemiche ro­venti: «Purtroppo c'è in giro una generale mancanza di umorismo». È possibile che lo dica di nuovo. È difficile però dissenti­re da quanto scrisse Giuliano Ferrara, che lo stima e gli vuo­le bene, dopo la battuta su Obama abbronzato: «Dovrebbe più spesso subordinare l'istinto guascone al proprio ruolo istituzionale, sedimentato sull'esperienza personale e sul consenso di chi lo ha votato perché faccia il premier e non il battutista. Quando insomma il Cavaliere la smetterà di credersi al di sopra della cretineria, sarà un vantaggio per lui e per tutti».

Corriere della Sera giovedì 25 giugno

Sul Corriere di ieri, nell'articolo " Quel rischioso gusto della battuta" Gian Antonio Stella ha raccontato, con eccessiva fantasia, un episodio su Berlusconi di cui sono stato testimone diretto. Si tratta del viaggio inaugurale del treno Freccia Rossa da Milano a Roma, in cui il premier -scrive Stella - si avvicinò  “all’allora primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici che era ac­canto a Vasco Errani, si toccò il berrettino con la visiera col quale sarebbe apparso il giorno dopo su tutti i giornali e ammiccò: «Vi piace il presidente ferroviere?». E li fulminò con una risata: «Io inve­ce preferisco il presidente puttaniere»”.
Non è andata così. Fui io, seduto accanto a Domenici (Errani era più in là), ad accogliere Berlusconi con un: “Viva il presidente ferroviere”. E il premier rispose: “Per qualcuno preferirei essere il presidente puttaniere. Ma non è così”.
Perché è importante l'episodio? Perché è attraverso la trasformazione di fatti e  parole che si distrugge l'identità di una persona. E' questo che si cerca di fare, con violenza, da parte di chi  pensa che “lo sputtanamento” sia l'unica arma rimasta contro Berlusconi, fallita la via elettorale e quella giudiziaria. Peccato che sia la strada della barbarie, della guerra civile.
Tutti, in passato, abbiamo evitato di approfondire fatti: l'ereditiere ricoverato travestito da donna; il sottosegretario che “tratta” con un travestito; il deputato colto in albergo con due escort, un po' di polvere e il dubbio che un suo collega fosse uscito appena prima; il presidente di Regione che esalta la “bellezza” della pedofilia; il pied-a-terre del magistrato più “censore” d'Italia. Un elenco che potrebbe non aver fine.
Abbiamo tutti evitato di voler sapere oltre, perché il confine tra civiltà e barbarie è sottile e non va valicato. Oggi mi appello perché quel confine sia ristabilito. Il Corriere ha l'autorevolezza per farlo. Non si manipolino battute, non si chiamino orge le cene, non si diano a persone animate dall'odio, qualunque sia il loro “mestiere”, più credito di chi ha dedicato la vita al lavoro, alla famiglia, alla Nazione. Senza Berlusconi l'Italia sarebbe forse diversa. Non certo migliore.

Giorgio Stracquadanio
giornalista e deputato del Pdl


Corriere della Sera, giovedì 25 giugno

Prendo atto volentieri della precisazione del parlamentare berlusconiano. Sia pure solo dopo tre lunghi mesi lasciati trascorrere senza smentire nulla ogni contributo alla ricostruzione delle cose è ben accetto. Perfino se condito di malignità su chi scrive e su anonimi descritti così accuratamente da lasciare pochi dubbi su nomi, cognomi, indirizzo, impronte digitali. Leonardo Domenici, lui pure testimone diretto, conferma tra gli altri di ricordare parole diverse: quelle poi riportate dal Riformista e da Dagospia. E pronunciate secondo la loro ricostruzione un mese prima ( prima!) che scoppiasse il caso Noemi. Il punto resta: come scrive Giuliano Ferrara la continua ricerca di battute, per quanto siano solo battute, può essere galeotta.

Gian Antonio Stella
 


  



LETTURE

venerdì, 6 agosto

Retroscena
Silvio non resta a guardare e prepara già la controffensiva di settembre su due fronti: per il governo è pronto a chiedere la fiducia su giustizia, fisco, federalismo e mezzogiorno; per il partito pensa a un’autentica rivoluzione e all’azzeramento dei vertici. Ma nella testa ci sono pure le elezioni: pronta una macchine elettorale in stile Obama. E ora da Fini sembrano arrivare i primi segnali di tregua. Quando giocando col fuoco ti scotti, ci pensi un po’ prima di rifarlo…

Analisi
Piero Ostellino suggerisce al premier di recuperare la vecchia spinta liberale per uscire dal guado e vincere la sua battaglia.
Davide Giacalone invoca la Terza Repubblica prima del voto e Maurizio Belpietro preferisce invece soffermarsi sull’atteggiamento di Fini: “Si comporta peggio di tutti”. Ci va giù pesante anche Giampaolo Pansa: “Gianfranco? Un tattico senza strategia”. Lapalissiano ma leggibile.

Scandalo
Appartamento di Montecarlo: nella sede di An è arrivata la Finanza. Secondo Alessandro Sallusti adesso spunterebbero addirittura altre case, mentre l’infaticabile Gian Marco Chiocci scopre che quell’immobile non doveva finire ad Alleanza Nazionale.
Panorama indaga su quel “tesoro di donna” di Elisabetta Tulliani e Flavia Perina esulta, un pizzico in ritardo, per la nuova operazione trasparenza. Mario Sechi dalle colonne del Tempo cita l’Economist. Il colpo finale lo infligge Franco Bechis con l’ennesimo scoop: ecco la storia dell’uomo di An in Rai purgato per i no a Lady Fini.

Recupero evasione, altroché chiacchiere!
Evasione, recuperati ben 4,9 miliradi in soli 7 mesi. Roba da far impallidire pure Visco e Padoa Schioppa. Il Foglio gongola per l’ultimo successo della politica del fare.

Baffino
Massimo D’Alema sempre più preoccupato dall’attivismo del rivale Nichi Vendola, osannato persino da El Pais. E al Riformista punta i piedi: “Non può essere il leader del centrosinistra”.

Spatuzza giornalista. I miracoli dei giornali di De Benedetti
Consacrazione finale per l’eroe numero uno degli anti Cav. Il pentito diviene addirittura grande firma dell’Espresso.



 Dal PDL


venerdì, 6 agosto

Tra un Bocchino e una Granata
Fini finirà vittima dei suoi stessi uomini. Parola di Maurizio Lupi.

Un nuovo Pdl
Partirà dai collegi elettorali. L’intervista di
Gaetano Quagliariello

al Sole.

Il governicchio no
Assolutamente contrario Lamberto Dini: “L’incertezza spaventa i mercati”.

Profeta senza patria
Gennaro Malgieri attacca: “A Roma il finismo ha fatto flop”.

Tutti mi cercano, nessuno mi trova
Parla Giuseppe Consolo, il finiano assente alla mozione Caliendo.

Comunista io?
Italo Bocchino tiene a precisare: “Noi mai con la sinistra”.

L’urna della paura
Silvano Moffa, portavoce di Fli, prova ancora a scongiurare le elezioni.

Lo scaricabarile
Casa dei misteri, Enzo Raisi tira in ballo Ignazio La Russa.

La decima finiana
La new entry
Barbara Contini si confessa alla Discussione.

L’acqua calda

Beppe Pisanu fa una scoperta epocale: “No alle elezioni anticipate, in parlamento tantissimi i contrari”. Ma dai?

Folgorata sulla via di Damasco
Con una lunga intervista
Il Secolo celebra
Chiara Moroni
.

Rabbrividisco e impreco
La delusione di
Stefania Craxi contro l’ex compagna di partito: “La ragazza contraddice se stessa”.

Il ritorno di Scajola
L’ex ministro si riprende la scena: “Incarichi? E’ presto”.

Nelle mani di un capopolo
Raffaele Fitto replica a muso duro alle accuse di Nichi Vendola.





Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 

 


Aforismi fiorentini
 
Ben informati riferiscono che incontrando Fini e Rutelli, Casini, orgoglioso, abbia detto: “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”.
Momento di imbarazzo.
Poi hanno spiegato a Fini che non si riferiva alle slot machines di Atlantis Word. 

 
  Il Taciturno

6 agosto 2010