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Lo sgradevolissimo caso del Pd che minaccia di non partecipare ai lavori in Commissione se Renato Farina è relatore
di Anna Adornato
Giovedì 29 luglio, esattamente una settimana fa, in Commissione cultura della Camera è avvenuto un fatto poco edificante, spiacevole e, molto, decisamente molto illiberale perfino per il Pd. Accade che nella seduta presieduta dall'onorevole Valentina Aprea sull'esame del ddl sulle norme realtive alle intercettazioni, il deputato del Pd, Riccardo Franco Levi, abbia ritenuto opportuno rendere noto che «la scelta di affidare il ruolo di relatore all'onorevole Renato Farina, su un provvedimento che tocca in modo diretto i temi della sicurezza e dell'informazione, avrebbe costretto il gruppo a cui appartiene a non partecipare al dibattito».
La ragione - anche se l'uso di tale termine in un simile esborso di irragionevolezza ci appare peregrino - ecco la motivazione, addotta dall'onorevole Levi per spiegare l'annuncio di preventivo ostruzionismo, sarebbe tutta in quell'errore del passato commesso da Renato Farina, ovvero quella collaborazione come informatore, negli anni da vicedirettore a Libero, con i servizi segreti italiani.
Una storia – lo ricordiamo per inciso - che Farina ha sempre affrontato a viso aperto con dignità e diretta assunzione di responsabilità, accettandone conseguenze. A Levi e compagni però non importa se già espiata in ogni modo e mezzo dall'ex giornalista, l'imperdonabile colpa farebbe di lui una sorta minus habens democratico, un non avente diritto al tavolo degli illibati e virtuosi convenuti.
Rimestare nel passato dell'avversario, crocifiggendolo a torti che ha già pubblicamente ammesso e per i quali ha pagato, è ricreazione ludica che fa il paio con quel robespierismo senza appello dei più puri tra gli impuri. Ecco, se non si fosse provato a delegittimare il ruolo e la competenza politica dell'onorevole Farina, facendo del personale questione squisitamente politica, su un simile arroccamento si sarebbero fatte le più gaie ironie: la minaccia di disertare il dibattito se a interloquire c'è persona poco gradita, è infantilismo pre-scolare, è il dispetto pestifero del “se viene quello non gioco più”.
Ci ha lasciato perplessi, e immalinconiti soprattutto, assistere all'edizione del peggior manicheismo applicato alla lettera, con i cattivi relegati nell'angoletto e il volenteroso esercito dei buoni che lascia l'umano consesso di peccatori ; come ha avuto un buon dire la stessa Valentina Aprea in quella stessa occasione ricordando innanzitutto «che la sede in cui sono state svolte è quella di una Commissione parlamentare e non un'aula di tribunale».
Giacobinismo sommario, appunto. Altro che liberté. E' il boicottaggio della parola, la rappresaglia molesta asserita con quel motteggio tronfio di un Levi che intona funesto «la decisione, del gruppo parlamentare che rappresento, di non partecipare al dibattito sul provvedimento in esame». La nostra solidarietà a Renato Farina.
5 agosto 2010
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