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Venerdì 30 Luglio 2010 07:12

Gianfranco Fini esce, Pier Ferdinando Casini è alla porta, Francesco Rutelli s'affaccia: ieri ha votato la riforma dell'università varata dal Senato. Movimenti in corso, nel condominio delle libertà.

di Davide Giacalone

 

 

Non ci si deve far distrarre, però, dalle considerazioni sulle persone, non ci si deve far mettere fuori strada da simpatie e antipatie, perché in questi giorni estivi si consuma il tentativo di dare un senso politico alla legislatura, disegnando anche il possibile sbocco elettorale.

Giuliano Ferrara e Fedele Confalonieri, come a dire il cuore e la carne stessa di Silvio Berlusconi, si sono spesi per dire che, in fondo, si poteva anche tirare avanti senza consumare divorzi. Ed è al primo che, non a caso, Fini si è rivolto per lanciare un messaggio che, forse, voleva essere distensivo: basta, piantiamola lì, resettiamo tutto, non saremo amici, ma dobbiamo essere alleati.

La risposta è negativa, perché il punto di non ritorno è stato superato con l'uso politico delle inchieste giudiziarie, quando l'alleato (sedicente) cofondatore ha imbracciato la stessa carabina con cui i cecchini, da anni, sparano contro il presidente del Consiglio. Quando Fini ha detto che gli inquisiti devono dimettersi è chiaro che puntava a mettere in dubbio la legittimità stessa della leadership berlusconiana.

Altro che minoranza interessata a discutere! Da quel punto in poi non c'è più verso di fermarsi, come un aereo che ha preso la rincorsa e si trova a fine pista: o decolla o si schianta. La rottura si consuma sul tema della giustizia, non a caso lo stesso sul quale Casini ha sempre, prudentemente, sottolineato le convergenze con il centro destra.

Per costruire la svolta politica, allora, occorrono tappe certe e un disegno coerente. Le tappe sono due: ritiro (finalmente) dello sgorbio sulle intercettazioni telefoniche, oramai divenuto un inutile oggetto di divisione istituzionale; elezione del nuovo Csm, magari con un uomo di Casini (Michele Vietti) a far da vice presidente. Il disegno ha spessore politico: ricomporre, in Italia, la famiglia del Partito Popolare Europeo.

Lo strumento della svolta è un documento politico, che impone a Fini l'umiliante sottomissione o gli indica il portone d'uscita. ove mai si rifiutasse d'imboccarlo, invocando la coerenza con il mandato elettorale, subirà due conseguenze: il fiorire d'inchieste e rivelazioni giornalistiche, utili solo a dimostrare che può essere massacrato chiunque giochi al massacro; la procedura d'espulsione per gli uomini che si sono mossi in suo nome.

Una volta tanto, per capire quel che stava accadendo, è stato utile leggere i giornali. Quando il Corriere della Sera ha deciso di mettere in pagina le riflessioni di chi si mostrava preoccupato per il Paese, incline a non ritenere utili le elezioni anticipate e pronto a suggerire una ricucitura fra Berlusconi e Fini, si sono chiariti i confini della trappola: il Quirinale (la cui eco risuonava in quelle pagine, nonché vera sponda dell'operazione) non concede le elezioni, Fini attacca a testa bassa e lima le truppe parlamentari, mentre Berlusconi subisce fino a stramazzare.

Per non mettere il piede nella tagliola c'erano e ci sono due modi. Il primo consiste nel dimostrare che caduto Berlusconi la legislatura non può andare avanti, e, in tal senso, ci sono diverse pezze d'appoggio istituzionale, ma un brutto handicap: all'interno della maggioranza c'è chi è pronto a sostenere il contrario.

Il secondo modo consiste nel dimostrare che la maggioranza può cambiare senza deperire, ovvero: piuttosto che pagare un prezzo a Fini meglio pagarlo a Casini. Questo è quel che vedo e credo abbiano in mente. Siccome m'annoio io a raccontarlo non oso immaginare voi a leggerlo, e me ne scuso. Quindi aggiungo subito: non serve a risolvere neanche uno dei problemi che il governo e l'Italia hanno di fronte, ma neanche la corrida perpetua serviva a niente, tanto più che il toro non accennava minimamente a far la parte che gli altri gli avevano assegnato.

Giunti a questo punto, se si vuole evitare che lo spettacolo sia sanguinolento e inconcludente, quindi sommamente crudele perché inutile, occorre che il presidente del Consiglio prepari un nuovo discorso programmatico, sul quale, magari alla ripresa, aprire la nuova stagione.

E, tanto per venire alle cose concrete, stiano bene attenti, dopo l'invereconda pantomima della legge sulle intercettazioni, a puntare tutto e subito sul legittimo impedimento, o altre norme che riguardino solo sé medesimi. Abbiano, piuttosto, il coraggio, la lucidità e la decenza d'impostare una battaglia vera, seria e profonda contro la malagiustizia, un cancro che divora il Paese, avvelena la politica e imbambola gli astanti.

Su quel tema, come su altri decisivi (sistema dell'istruzione, sanità, fisco, sicurezza), ci si deve misurare per potere guardare senza vergogna alla fine della legislatura, perché su quello potrà costruirsi l'identità politica che dia rappresentanza alla maggioranza degli elettori, o su quello si giustificherà la caduta. Su quegli stessi temi, del resto, si misurerà l'esistenza e la consistenza di una sinistra che non voglia essere il vacuo nulla oggi sulla scena.

30 luglio 2010

www.davidegiacalone.it

 


  



LETTURE

giovedì, 9 settembre

Voto o non voto?
Silvio Berlusconi frena il Carroccio e prenota l’Aula per fine settembre: l’obiettivo è continuare a governare e non darla vinta a chi ha tutto l’interesse di far saltare il banco. L’analisi e le indiscrezioni de il Foglio sul nuovo corso del Cavaliere.  

Anticostituzionale  a chi?
Cacciarlo si può. L’articolo di Davide Giacalone evidenzia la legittimità dell’iniziativa promossa da Bossi e dal presidente del Consiglio per discutere col Colle dell’inopportunità politica della carica ricoperta da Fini. Costituzione a parte, c’è un precedente storico che non fa certo fare bella figura all’attuale numero uno di Montecitorio: è quello di Saragat, raccontato da
Paolo Armaroli
sul Giornale. E il presidente della Camera sfigura anche nell’autorevole intervento del sociologo
Luca Ricolfi
: è illiberale e vuole l’assistenzialismo, il suo è il partito della spesa pubblica.
Intanto Marcello Veneziani sforna un provocatorio, quanto lucido e gustoso editoriale su Re Silvio: gli italiani hanno sempre voluto un leader forte e capace di incarnare i loro bisogni. Ma quelli dei salotti chic (che oggi ospitano pure  i finiani) non vogliono farsene una ragione. Anzi, l’insulto continua: per i futuristi  quelli del Pdl si dividono in due categorie: cani o prostitute. Manganellate in libertà.

L’armadio con gli scheletri è a Montecarlo
Inutile illudersi: su Montecarlo non è affatto calato il sipario.
Secondo il Tempo sono ancora troppe le incongruenze e le strane coincidenze.
Su Libero Franco Bechis si sofferma sul milione di motivi che lega l’ex leader di An alla casa dei misteri.

Botte da orbi
Per la seconda volta, in pochi giorni, la festa del Pd finisce in guerriglia.  Al presidente Schifani gli insulti, ieri con Bonanni sono passati dalle parole ai fatti. Lo sfortunato evento di Torino funge da metafora dell’amaro destino del Partito democratico: subire, inerti, la violenza di una sinistra estremista e autodistruttiva.

L’unione fa la forza
Prove generali di “politiche” per l’opposizione a Milano. Si parte male, malissimo: correranno in tre per Palazzo Marino.

Viva la coerenza
Augusto Minzolini sempre più nell’occhio del ciclone. La chiarezza delle sue idee non piace ai gerarchi Rai e nemmeno ai finiani, che vorrebbero spedirlo al polo nord. E pensare che, prima di Mirabello, Bocchino aveva sempre difeso il direttore del Tg1.

Successo italiano

L’Iran sospende la condanna contro Sakineh. Per il momento è stata vinta solo una battaglia, ma non si può non sottolineare l’incredibile lavoro svolto dalla nostra diplomazia.



 Dal PDL


Giovedì, 9 settembre

L’oro di “Napoli”
La deputata finiana accusa: “Non escludo che senatrici siano state elette dopo essersi prostituite”. Prevedibili le dure reazioni delle parlamentari. Daniela Santanchè: “Puro attacco a Berlusconi”. Beatrice Lorenzin: “Questo non è certo far politica”. Alessandra Mussolini: “Intervenga subito la Camera”. Elvira Savino, intervistata sul Corriere, si è fatta un’idea: “Parole maschiliste dettate dalla rabbia verso noi berlusconiane”.

L’Italia secondo Fini
Riforme e federalismo, il leader di Fli espone il suo pensiero al Corriere della Sera. Secca e disarmante la controreplica di Angelo Panebianco: “I miei dubbi permangono”.

Per favore, qualcuno lo fermi
Intanto Fabrizio Cicchitto torna all’attacco: “Gianfranco ormai non si contiene più”.

L’ottimismo è il profumo della vita
Ignazio La Russa crede nei numeri della maggioranza e spera ancora nell’appoggio dei finiani: “Non tutti sono volgari bugiardi”.

Gay pride in parlamento
Battibecco a Montecitorio tra Daniele Capezzone e Enzo Raisi. Il portavoce Pdl: “Hai scritto una cosa oscena”. Il finiano: “Mi dispiace, era un complimento”.

Tranquilli, non me ne vado
Giuseppe Valditara smentisce le voci su uno passaggio ai berlusconiani: “Adesione convinta e non modificabile”.

Non c’è più Tatarella
Domenico Nania punta il dito contro i cattivi consiglieri dell’ex leader di An: “Ora accanto ha Granata e Briguglio…”.

Elogio alla Realpolitik
Silvio, Putin e Gheddafi. Renato Farina spiega perché conviene questa politica estera.

L’ideologo della libertà
Ecco il programma di governo di Fli per il resto della legislatura. A scriverlo, sul Secolo, ci pensa addirittura Luca Barbareschi!

Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 

 


 
''Babbo Natale, liberaci da Minzolini'', chiedono i finiani. Oh, bella! Ma non sanno che i regali non li porta, Babbo Natale, a coloro che si sono comportati male? In cambio, solo carbone. O elezioni anticipate. Prosit.

 
  La Taciturna

8 settembre 2010