il Predellino

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Un partito leggero e diretto, modello Usa
Un partito leggero e diretto, modello Usa PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Febbraio 2010 08:13

È davvero importante il dibattito aperto da Sandro Bondi, e alimentato da numerosi altri protagonisti, sulle prospettive del Pdl. Per parte mia, credo che il futuro appartenga ai «partiti americani»: esattamente il modello leggero, non burocratico, centrato sul rapporto diretto tra leader ed elettori, indicato da Silvio Berlusconi.

di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.

Nei grandi partiti anglosassoni, le cose funzionano proprio così: c'è un leader forte e aggregante; c'è una grande compattezza programmatica su poche ed essenziali questioni (i sei-sette punti che si mettono di volta in volta al centro dell'agenda elettorale, rifuggendo dai «programmi zibaldone»); su tutto il resto, c'è un dibattito vitale animato da thinktank, riviste e centri studi, che cercano di rifornire di contenuti e «software politico» il proprio schieramento. Dopo di che, sul piano organizzativo, diversamente dalla cattiva esperienza italiana, in cui i partiti pensano sempre a occupare il territorio e la società, le grandi forze politiche anglosassoni sanno muoversi «a fisarmonica»: espandendosi nei momenti elettorali (e conciliando una capillare campagna «porta a porta» con le più sofisticate iniziative mediatiche, dai media tradizionali a internet), e comprimendosi ad elezioni terminate, senza nessuna pretesa di dominio sulla vita civile.
Tra l'altro, questo modello ha due grandi vantaggi: il primo è che non consente al ceto politico tradizionale di conquistare un monopolio dell'impegno nel partito, che resta invece apertissimo a chiunque voglia dedicare anche solo una piccola fetta di tempo (magari via internet) alle proprie idee e alla causa in cui crede; il secondo è che contribuisce a «deideologizzare» il voto, favorendo scelte elettorali più pragmatiche, essenzialmente (e sanamente) legate al giudizio dei cittadini sulla performance dei governi uscenti: «Se hai governato bene, ti rivoto; altrimenti, avanti un altro».
Sta proprio qui, a mio avviso, il miracolo elettorale costruito da Berlusconi nel 2008, certificato dal rapporto Itanes (edito da Il Mulino) sui flussi elettorali di due anni fa: da quella ricerca, emergeva lo spostamento a destra di un 3 per cento complessivo di elettorato che alle elezioni precedenti aveva votato Ulivo (una cosa notevolissima: più di un milione di persone, circa un decimo di coloro che avevano scelto la lista unica Ds-Margherita).
Un anno dopo, alle Europee sondaggio Ipsos – Sole 24 Ore,  ha compiuto un errore nel descrivere lo «sfondamento a sinistra» del Pdl, chiarendo che quasi un operaio su due (il 43 per cento) aveva deciso di schierarsi con Berlusconi, circa il doppio di quelli che invece si dichiaravano pronti a votare Pd. Insomma, la figura di Berlusconi ha una capacità speciale di catalizzare consensi, ben al di là dei settori sociali ed elettorali di riferimento: il premier riesce a conservare i suoi elettori più consolidati, ma anche a convincerne altri che vengono da una diversa storia politica.
E allora che deve fare il Pdl in vista delle elezioni regionali? Deve «nazionalizzarle», deve richiamare il senso politico complessivo del voto, deve collegare le specificità proprie dell'una o dell'altra situazione territoriale con i toni e le parole d'ordine di una campagna elettorale che va ricondotta alle realizzazioni e all'attività del governo nazionale. Una maggioranza che ha agito bene su tanti dossier: le emergenze Campania ed Abruzzo, il contrasto alla criminalità, l'ottima gestione della crisi economica, l'avvio di riforme coraggiose - dalla giustizia all'università alla pubblica amministrazione - dovrebbe richiamarli e metterli al centro del proprio appello al voto.
Insomma, non vanno impostate e condotte tredici campagne elettorali, tante quante sono le Regioni coinvolte, ma ne serve una sola.

8 febbraio 2010

 

 


  



LETTURE

martedì, 7 settembre

Voto anticipato
Ieri sera ad Arcore il
vertice di maggioranza : Bossi vede già le urne (27 e 28 novembre?), Berlusconi invece non ci sta a fare il killer di un Parlamento scelto dagli italiani e prende tempo.
C’è un asse, con i finiani moderati, che potrebbe scongiurare il voto immediato. Le indiscrezioni di Libero e del Corriere. Intanto il Foglio dispensa consigli al Cav per uscire dal guado: la strada è stretta e in salita, ma un po’ di spazio ancora c’è.

Totoministro
Il premier ha deciso:
Paolo Romani
allo Sviluppo e Vegas verso la Consob. L’ufficialità è attesa per domani, sempre se non ci saranno altri colpi di scena.

Finambolo
Destra moderna o ennesima Lega Sud?
Angelo Panebianco
analizza il “bivio” di Gianfranco Fini, ma per Vittorio Feltri è ormai, per mille ragioni, soltanto un leader da dimenticare, per
Stefano Filippi
il presunto uomo nuovo della politica è ostaggio degli anni ’80 e della Prima Repubblica,
Marcello Veneziani
si diverte a proposito di democristiane ambiguità. Meno male che almeno
Rosy Bindi
si è presa una cotta per lui: “Difende la democrazia”. L’amore è cieco e a volte pure sordo. Sicuramente opportunista.

Cognanti&Cugini
Dopo Giancarlo, tocca a Roberto: altro parente
altro scandalo
. Non bastava Montecarlo, ora c’è da chiarire pure su uno strano giro d’assegni intestati ad Alleanza Nazionale. A questo punto il presidente della Camera vorrebbe zittire la stampa non accondiscendente e
Mario Sechi
, su il Tempo, gli dà una bella lezione.

Addio Idv
Cresce il numero dei pentiti all’interno del partito dipietrista. Si sono accorti che il leader è un po’ troppo autoritario e stilisticamente violento. Ma non era il paladino della giustizia e della legalità?

B Movie
Fa discutere il film di Michele Placido su Vallanzasca.
Ma per fortuna
Maurizio Caverzan, invece di fare il fighetto liberale, dice le cose come stanno: la pellicola stravolge la realtà e offende il ricordo delle vittime.

Effetto Blair
L’ex premier inglese tira tanto, pure in libreria. Lettura consigliata ai leader della sinistra italiana che si ostinano a perder tempo ancora con Travaglio.

Modello italiano
I nostri soldati stanno facendo grandi cose in Afghanistan. Ma ovviamente nessuno lo dice e nessuno lo sa.


 Dal PDL


martedì, 7 settembre

Senti chi parla
Fabrizio Cicchitto: “Fini non può dare lezioni di democrazia interna”.

Più case che contenuti
Maurizio Gasparri torna alla carica: “Deve spiegare come ha usato l’eredità del partito”.

Due pesi e due misure
Daniele Capezzone: “C’è uno sfregio alla Costituzione, ma stavolta la sinistra tace”.

Distruttore di massa
Pure Alfredo Mantovano attacca l’ex leader di An: “Ha sfregiato la destra e se stesso”.

Addio Gianfranco
L’amaro commento di Giorgia Meloni: “Avevamo un leader e adesso non l’abbiamo più”.

Tutta colpa nostra
L’analisi di
Giuliano Cazzola: “Gli abbiamo regalato una visibilità enorme”.

Signor pastrocchio
Beppe Pisanu: “Il Cavaliere guidi un governo di solidarietà nazionale”.

Finiani si diventa
Gaetano Pecorella sceglie (forse) da che parte stare: “Il presidente della Camera non deve dimettersi”.

Salto della quaglia
Enzo Raisi: “Sulla commissione giustizia pronti a votare con l’opposizione”.

Mondo alla rovescia
Flavia Perina spara a salve: “Berlusconi teme il voto”.


Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 
 
 
 
L'Acquario

 

Quesiti di fine stagione: e se Gianfranco avesse vinto all'enalotto? E se poi avesse perso il biglietto?

 Il Pesce rosso

 6 settembre 2010