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Di Pietro e il Pd uniti dai ricatti
Di Pietro e il Pd uniti dai ricatti PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Febbraio 2010 08:41

Cronisti politici e commentatori sembrano tutti stupirsi dell'andamento e delle conclusioni del congresso dell'Italia dei valori. Lo scontro politico-giudiziario è in pieno svolgimento, con l'Associazione Nazionale Magistrati che ha manifestato clamorosamente contro il governo nelle recenti cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario e Tonino che fa?

di Giorgio Stracquadanio

Invece di cavalcare la tigre del “popolo viola” e di abbracciare le tesi radicali del quotidiano Il Fatto, offre al Pd un rinnovato patto che assomiglia molto all'accordo negoziato con Veltroni alle politiche 2008 e mai rispettato. Allora Di Pietro aveva garantito che non avrebbe costituito i propri gruppi parlamentari ma sarebbe confluito in quelli del Pd e non lo fece, aprendo una ferita da cui succhiare il sangue del consenso proprio nel corpo del partito della sinistra.

Da allora il giustizialismo dell'Idv è stata la causa principale della paralisi politica del Partito democratico, una spada di Damocle permanente sulla libertà di movimento politico di Veltroni prima e di Bersani poi, i quali non possono nemmeno dialogare non solo con la maggioranza, ma anche con l'Udc senza essere messi nel mirino dell'Idv. Che attraverso questa strategia ha costantemente eroso consensi al Pd, sottraendogli il voto di quegli elettori di sinistra radicale che nel 2008 aveva scelto la strada del voto utile.
Nelle scorse settimane, poi, aveva cominciato a brillare la stella di Luigi De Magistris, l'uomo che avrebbe potuto rappresentare colui che, come diceva Pietro Nenni, sulla via dell'epurazione era sufficientemente più puro da epurare il puro Di Pietro. E dunque tutti si aspettavano dal congresso una gara a chi fosse più giustizialista, più antiberlusconiano, più capace di evocare la piazza solitaria del popolo viola.
Di Pietro, invece, spiazza tutti. Offre al giustizialismo più radicale lo show dello spacciatore di bufale complottarde Gioacchino Genchi, amico di De Magistris, per poi prendere le distanze dall'uno e dall'altro; accoglie l'inquisito De Luca come candidato dell'alleanza Pd e Idv in Campania, riducendo alla macchietta qual'è il deputato campano Francesco Barbato, che si era candidato alla guida del partito in alternativa a Di Pietro, e – in nome della realpolitik – restituisce a Bersani il favore che questi gli aveva reso subito dopo il flop del “laboratorio pugliese”, quando il segretario del Pd, non essendo riuscito a soddisfare la condizione posta da Casini per l'alleanza alle regionali, per non apparire isolato aveva rilanciato con una conferenza stampa l'alleanza Pd-Idv.
Fin qui la ricostruzione che tutti i quotidiani hanno proposto. Dimenticando, però, il convitato di pietra che più di ogni altra cosa ha convinto Tonino della svolta filobersaniana. Un convitato che si chiama Corriere della Sera, che nella settimana precedente il congresso dell'Italia dei valori ha iniziato una campagna di stampa sulle foto che ritraevano Di Pietro a un pranzo in una caserma dei carabinieri in compagnia di diversi ufficiali dell'arma, dei servizi segreti italiani, del questore Bruno Contrada (che sarebbe stato arrestato per associazione mafiosa pochi giorni dopo quel pranzo) e di un esponente di una importante agenzia privata di investigazioni statunitense.
Quelle foto avevano messo in imbarazzo Di Pietro, non foss'altro per la circostanza che egli aveva brigato per non farle pubblicare dal 1992 ad oggi e che – poco prima fossero pubblicate – le aveva definite sul suo blog come veleni diffusi contro di lui.
Sono state quelle foto – e la campagna condotta dal Corriere della Sera – che hanno spinto Di Pietro alla linea filo Pd per le prossime elezioni regionali e, probabilmente, per il prosieguo della legislatura. Di Pietro ha intuito che quella campagna – se fosse proseguita e amplificata – avrebbe dato luogo alla più dura crisi del suo partito, dando al suo rivale De Magistris l'arma con la quale pensionarlo definitivamente. Di Pietro, che è sempre stato abile a muoversi nei meandri del sottopotere e dei messaggi trasversali, ha capito il senso di quelle foto – uno strumento nelle mani di Pd per ridimensionare o distruggere l'alleato ribelle – e si è subito acquietato.
Con il risultato che oggi lo schieramento di opposizione, invece di essere unito da programmi e idee, è unito da reciproci ricatti: il Pd è sotto scacco di Di Pietro, visto che comunisti e post-.comunisti sono stati lasciati indenni dalle indagini di Mani Pulite. E da oggi Di Pietro è sotto scacco del Pd grazie alla campagna, oggi interrotta, del Corriere della Sera.

8 febbraio 2010

 


  
 
L'Acquario

Oggi il pesce rosso è più laconico del solito perché un problema complesso ha trovato soluzione: «Che fai mi cacci?» Aveva chiesto l'uomo dalla cravatta rosa: Risposta secca : «Si!»
Ora tocca all'allegra compagnia di Bocchino Granata Viespoli risolvere un altro quesito: « Siam finiani o siam finiti?» 

Il Pesce rosso

30 luglio 2010

 



LETTURE

venerdì, 30 luglio

Bello, brutto e cattivo
Senza pietà: il Cavaliere va alla guerra contro i finiani con grande convinzione e determinazione. I retroscena di Paola De Caro e Alessandro De Angelis. Esulta Vittorio Feltri, convinto che la quiete, dopo la tempesta, non possa che far bene al governo.
Al “controcanto” pensa Giuliano Ferrara, mediatore fallito: Silvio ha sbagliato, meglio un divorzio razionale, così pagherà un prezzo.Poi però il direttore del Foglio enumera le ragioni che stanno dalla parte del Cav. Più rude Maurizio Belpietro: siamo solo all’inizio di una battaglia senza esclusione di colpi.
Più raffinato Mario Sechi: sbagliato e riduttivo pensare che sia un semplice ritorno alla divisione An-Fi.

Meteo politico
È l’ora delle previsioni: finiani in affanno al senato, i conti al momento non tornano. Gianluca Roselli, pallottoliere alla mano, spiega: Silvio deve trovare otto deputati per stare tranquillo. Ma potrebbe essere Rutelli, secondo il Giornale, l’ancora di salvezza del leader Pdl. Resta il rebus sulla presidenza della Camera: come cacciare l’ex leader di An? Azzardiamo un’ipotesi, un suggerimento che potrebbe muovere il duodeno di Gianfranco: la maggioranza che esce dall’aula quando vi entra lui.

Storia di un amore mai nato

L’imprenditore e il politico, 16 anni insieme senza volersi troppo bene. Firmato Pierluigi Battista.

Grandi manovre… quelle vere!

Poche ore prima del divorzio, la Camera ha approvato
la finanziaria che taglia gli sprechi, combatte l’evasione e aiuta l’Italia a uscire dal tunnel della crisi.

Cesare non vive a Palazzo Grazioli   

La procura di Roma smentisce la ricostruzione delle intercettazioni: con la P3
il premier non c’entra
. E adesso chi si scusa?

Obiettivo flessibilità
Caso Fiat, leggete
Oscar Giannino!

 

Aforismi fiorentini

Alla trasmissione Omnibus estate, su La 7, Livia Turco ha detto: “sono garantista, ma ci sono indagini e indagini”.
Poi ha spiegato che quella su D’Alema, per esempio, è diversa dalle altre.
Garantismo Turco?

 
Il Taciturno

30 luglio 2010


 



 Dal PDL


venerdì, 30 luglio

Benedetto Della Vedova
“Questa è paura della politica”. Intervento prevedibile e contorto.

Gennaro Malgieri
.
Ottimista come sempre: “Il divorzio di Fini peserà sugli equilibri del Lazio”.

Amedeo Labocetta
con buonsenso “Consiglio ai finiani, gli italiani non amano chi fa la guerriglia”. 

Carmine Santo Patarino

“Noi non abbiamo intenzione di andare via”. Coerente.

Francesco Divella
“Seguirò Fini fino alle estreme conseguenze”. Incosciente?

Domenico Di Virgilio
“Non mi pare ci siano prove concrete contro Denis Verdini”. Garantista come sempre.

Gaetano Quagliariello
“Abbiamo visioni diverse, noi da destra liberale e loro da giustizialisti”.

Enzo Scotti
“Il governo andrà avanti e saremo coesi”. Ottimista.

Roberto Formigoni
“Ora nessuno osi parlare di tagli”.
che ammette:"Non bastano gli aiuti di stato per aiutare la famiglia".

Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 
 
 "Biblioteca del pensiero liberale"