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La forza del diritto
La forza del diritto PDF Stampa E-mail
Venerdì 05 Febbraio 2010 08:15

Le sinistre di tutte le risme credono di stare al luna park. Dove, tre palle un soldo, si può abbattere ogni bersaglio. Una volta di più, tanto per cambiare, il bersaglio è il governo.

di Paolo Armaroli da il Tempo

 

 

 

 

Che, pensate un po', si è permesso d'impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi di tre regioni -e precisamente della Puglia, della Campania e della. Basilicata - che impediscono nei loro territori l'insediamento di impianti nucleari. Ma dopo tutto il consiglio dei ministri, su proposta del ministro Scajola, non ha fatto altro che appellarsi all'articolo 134 della Costituzione. A norma del quale la. Corte costituzionale giudica tra l'altro delle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni.
Nessun atto d'imperio, dunque. Nessuno sgarro al federalismo prossimo venturo, come invece ha rilevato quella Vispa Teresa radicale che risponde al nome e cognome di Emma Bonino, in mancanza di meglio subita dal Pd quale candidata alla presidenza della Regione Lazio. Ma un comportamento, quello del governo, irreprensibile alla luce del dettato costituzionale. Ciò doverosamente premesso, perché in tema di diritto è sempre bene mettere i puntini sulle "i", veniamo al sodo. Ha forse torto il governo a eccepire la legittimità costituzionale delle tre leggi regionali? Certo che no. Ma prima di procedere oltre, non ci resta che piangere sul latte versato. E non già dal centrodestra, bensì dal centrosinistra.
Già, perché diciamocela tutta. La verità è che la riforma del titolo V della Parte seconda della. Costituzione, concernente i rapporti tra Stato e Regioni, è un obbrobrio. E stata approvata in fretta e furia alla fine della. XIII legislatura, anno di grazia 2001, da un centrosinistra con l'acqua alla gola. Timoroso di buscarle alle imminenti elezioni, come in effetti accadde, ebbe la bella pensata di porre in atto un'operazione demagogica che grida vendetta. Per fare in fretta, si sa, la gatta fece i figli ciechi. Così il centrosinistra si acconciò a una riforma senza capo né coda. Del resto, nel sostenere una simile tesi siamo in buona compagnia. Uno dei due relatori di questa riformucola costituzionale, l'allora deputato diessino Antonio Soda - ex magistrato, affermato avvocato, uomo intellettualmente onesto - in una lezione tenuta all'Università di Genova non si nascose dietro un dito e ammise di aver avallato norme che con il senno di poi non si sarebbe mai sognato di partorire.
Tra le solenni sciocchezze ce n'è una che salta più agli occhi delle tante altre. Fa bella mostra di sé all'articolo 17. Là dove recita che tra le materie di legislazione concorrente c'è la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia. Una disposizione che andava corretta quanto prima possibile, in quanto attinente al preminente interesse nazionale. E invece, a dispetto delle critiche piovute un po' da tutte le parti, sta ancora lì come se niente fosse. Si dirà che cosa fatta, capo ha. Perciò, finché non verrà cancellata, andrà rispettata a puntino. Sicuro. Ma è proprio qui, con rispetto parlando, che casca l'asino. Perché le predette regioni, all'insegna dell'egoistico «mai in casa mia», hanno adottato normative legislative ricalcate con la carta carbone, quasi che avessero una competenza esclusiva in materia. Le tre Regioni in questione, dunque, hanno fatto il passo più lungo della gamba. Del resto il governo, che legittimamente intende sfruttare la risorsa dell'energia nucleare a fini di sviluppo economico -come da gran tempo fanno molti Paesi, a cominciare dalla vicina Francia - non si è appellato al diritto della forza. Come insinuano gli ipercritici in servizio permanente effettivo. Bensì alla forza del diritto. Ma allora, perché tanto chiasso?

5 febbraio 2010

 


  
 
L'Acquario

Oggi il pesce rosso è più laconico del solito perché un problema complesso ha trovato soluzione: «Che fai mi cacci?» Aveva chiesto l'uomo dalla cravatta rosa: Risposta secca : «Si!»
Ora tocca all'allegra compagnia di Bocchino Granata Viespoli risolvere un altro quesito: « Siam finiani o siam finiti?» 

Il Pesce rosso

30 luglio 2010

 



LETTURE

venerdì, 30 luglio

Bello, brutto e cattivo
Senza pietà: il Cavaliere va alla guerra contro i finiani con grande convinzione e determinazione. I retroscena di Paola De Caro e Alessandro De Angelis. Esulta Vittorio Feltri, convinto che la quiete, dopo la tempesta, non possa che far bene al governo.
Al “controcanto” pensa Giuliano Ferrara, mediatore fallito: Silvio ha sbagliato, meglio un divorzio razionale, così pagherà un prezzo.Poi però il direttore del Foglio enumera le ragioni che stanno dalla parte del Cav. Più rude Maurizio Belpietro: siamo solo all’inizio di una battaglia senza esclusione di colpi.
Più raffinato Mario Sechi: sbagliato e riduttivo pensare che sia un semplice ritorno alla divisione An-Fi.

Meteo politico
È l’ora delle previsioni: finiani in affanno al senato, i conti al momento non tornano. Gianluca Roselli, pallottoliere alla mano, spiega: Silvio deve trovare otto deputati per stare tranquillo. Ma potrebbe essere Rutelli, secondo il Giornale, l’ancora di salvezza del leader Pdl. Resta il rebus sulla presidenza della Camera: come cacciare l’ex leader di An? Azzardiamo un’ipotesi, un suggerimento che potrebbe muovere il duodeno di Gianfranco: la maggioranza che esce dall’aula quando vi entra lui.

Storia di un amore mai nato

L’imprenditore e il politico, 16 anni insieme senza volersi troppo bene. Firmato Pierluigi Battista.

Grandi manovre… quelle vere!

Poche ore prima del divorzio, la Camera ha approvato
la finanziaria che taglia gli sprechi, combatte l’evasione e aiuta l’Italia a uscire dal tunnel della crisi.

Cesare non vive a Palazzo Grazioli   

La procura di Roma smentisce la ricostruzione delle intercettazioni: con la P3
il premier non c’entra
. E adesso chi si scusa?

Obiettivo flessibilità
Caso Fiat, leggete
Oscar Giannino!

 

Aforismi fiorentini

Alla trasmissione Omnibus estate, su La 7, Livia Turco ha detto: “sono garantista, ma ci sono indagini e indagini”.
Poi ha spiegato che quella su D’Alema, per esempio, è diversa dalle altre.
Garantismo Turco?

 
Il Taciturno

30 luglio 2010


 



 Dal PDL


venerdì, 30 luglio

Benedetto Della Vedova
“Questa è paura della politica”. Intervento prevedibile e contorto.

Gennaro Malgieri
.
Ottimista come sempre: “Il divorzio di Fini peserà sugli equilibri del Lazio”.

Amedeo Labocetta
con buonsenso “Consiglio ai finiani, gli italiani non amano chi fa la guerriglia”. 

Carmine Santo Patarino

“Noi non abbiamo intenzione di andare via”. Coerente.

Francesco Divella
“Seguirò Fini fino alle estreme conseguenze”. Incosciente?

Domenico Di Virgilio
“Non mi pare ci siano prove concrete contro Denis Verdini”. Garantista come sempre.

Gaetano Quagliariello
“Abbiamo visioni diverse, noi da destra liberale e loro da giustizialisti”.

Enzo Scotti
“Il governo andrà avanti e saremo coesi”. Ottimista.

Roberto Formigoni
“Ora nessuno osi parlare di tagli”.
che ammette:"Non bastano gli aiuti di stato per aiutare la famiglia".

Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 
 
 "Biblioteca del pensiero liberale"