il Predellino

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No al nucleare? Una fucilata all'economia italiana
No al nucleare? Una fucilata all'economia italiana PDF Stampa E-mail
Venerdì 05 Febbraio 2010 15:13

Atomo, fusione, fissione, radioattività, uranio, plutonio, tumore, leucemia, Kyshtym, Three Mile Island, Chernobyl. A sentire tutte queste parole il nucleare sembra qualcosa di spaventoso oltreché di pericoloso. Ma non è così.

di Eugenio Cipolla

 

Solo l'ignoranza e la disinformazione possono dare l'idea, sbagliata, che il nucleare sia un pericolo per l'Italia. È vero. A primo impatto l'idea di rivivere quei momenti tristi della storia dell'umanità atterrisce un po' tutti. Grazie a dio oggi c'è la consapevolezza che l'informazione, se compresa in maniera super partes, può aprire gli occhi di ogni cittadino. Ovvio, a meno che non ci si chiami Antonio Di Pietro, Nichi Vendola o Antonio Bassolino. Perché ieri il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. E allora via alle polemiche. Scajola e Fitto sotto questo punto di vista hanno sferrato un duro colpo ai faziosi “signori” dell'antiberlusconismo, i quali hanno confermato quel trend negativo che li vede contestare le azioni di Governo per una sorta di rivalsa nei confronti di Berlusconi, escludendo così così ogni motivo di vera opposizione politica e mostrandosi piuttosto arretrati sul vero concetto di “nucleare”. Per non parlare poi di Tonino “Opposizione” Di Pietro che, dopo lo show vaticinante  secondo cui l'impugnazione di oggi “e' una dichiarazione di guerra che porterà l’Italia sull’orlo di una guerra civile mettendo lo Stato contro i cittadini”, fa sapere dal suo blog di un'iniziativa referendaria per il no al nucleare. Viva il populismo insomma. Viva l'antiberlusconismo radicale, sempre più profondo quanto ignorante. Perché se internet, grande mezzo di comunicazione, fosse usato con più criterio, escludendo quindi a priori il concetto di fruizione per motivi politici, oppositori o eversivi che siano, porterebbe alla scoperta di nuovi mondi fatti di cultura e informazione. Il nucleare? Si, grazie. Il prima possibile. Perché dopo anni di “eco” balle in cui molti “principi” bugiardi si sono arricchiti sotto il grido populista del “vogliono contaminarci reagiamo!” ora è tempo di guardare avanti, di costruire qualcosa di concreto capace di tirarci fuori da quella dipendenza energetica che abbiamo nei confronti dei paesi esteri e che si ripercuote sulla nostra economia. Negli ultimi vent'anni la nostra dipendenza si è incrementata sempre più fino a sfiorare punte del 90%. Ovvio che se continueremo a prendere il petrolio dagli arabi, l'elettricità dai francesi, gas e metano da russi e magrebini non usciremo mai fuori dal pantano in cui gli “eco” bugiardi ci hanno gettato. Anzi, quel processo di regressione scaturito dall'arretratezza mentale di alcuni ci porterà sempre più verso un punto critico, un punto di non ritorno dalla quale l'Italia non potrà più uscire. Condannati alla dipendenza eterna. E invece dopo un po' rispunta il nucleare. È il Governo Berlusconi che ne parla, facendone un punto cardine del proprio programma. Così, proprio come i funghi, i principi delle “eco” balle si moltiplicano, trascinando lentamente i superbi a trasportare enormi macigni nella quinta cornice del purgatorio dantesco . Ma in questo campo la superbia è meglio lasciarla da parte e usare la razionalità. Cosa porterebbe il nucleare? Solo svantaggi? Ne sono proprio sicuri gli “eco” bugiardi? Oltre al ritorno all'indipendenza energetica, le famiglie e le imprese italiane vedranno abbassare i prezzi dell’energia. I bilanci miglioreranno e questo sembra già un grande punto di partenza. E poi  per costruire una centrale nucleare si necessita di operai che la fabbrichino. Risultato? Aumento dei posti di lavoro. E per mantenerla in funzionamento non c'è bisogno di chi la gestisce? Altri posti di lavoro e stop definitivo di quell'emorragia che vede i nostri cervelli in fuga, importati senza scrupoli da paesi esteri con progetti concreti. Vi sembra poco? Allora dobbiamo rimanere ancora a lungo indietro? Perché dando uno sguardo al mondo vi sono all'incirca 440 reattori attivi, che a tutt'oggi producono circa il 16% della produzione mondiale energetica. Un dato consistente frenato però negli anni dall'incidente di Chernobyl. Gli unici a non frenarsi furono i francesi che, intelligentemente, portarono avanti il loro progetto di rinnovamento energetico che oggi li vede produrre il 76% del proprio fabbisogno nazionale energetico, su un territorio di circa seicento mila chilometri quadrati. Per non contare l'energia che esporta. Pensare che l'Italia si estende per circa la metà del territorio transalpino. E questo potrebbe essere un buon dato per puntare in futuro a un progetto che miri a soddisfare il fabbisogno totale energetico italiano proprio attraverso questa forma di produzione energetica. Gli Usa invece, che si estendono per circa dieci milioni di chilometri quadrati, con l'energia nucleare producono circa il 20% del fabbisogno interno, mentre la media dei paesi dell'est Europa dice che il nucleare produce circa la metà del fabbisogno totale. Sono dati ottimi che per qualche istante allontanano l'esercito dei benpensanti dall'impedire un'altra vera e propria fucilata allo sviluppo della nostra economia. Al nord infondo, Liguria esclusa, sembrano averlo capito e l'idea sembra non dispiacere. Al sud invece, come sempre si cade nelle credenze popolari, nel populismo “ignorante” ( cioè che ignora i benefici reali di ciò ) e becero che ha lasciato la parte meridionale del paese indietro di trent'anni se non di più. Guarda caso poi i “dissidenti” populisti di Campania, Basilicata e Puglia sono proprio di sinistra. Vendola, Bassolino, De Filippo. Una tris vincente per dirla in termini ippici. E viene da chiedersi se sia una semplice coincidenza oppure se il loro fare antiberlusconiano miri ancora una volta a ghigliottinare la nostra economia.


5 febbraio 2010










 


  



LETTURE

venerdì, 6 agosto

Retroscena
Silvio non resta a guardare e prepara già la controffensiva di settembre su due fronti: per il governo è pronto a chiedere la fiducia su giustizia, fisco, federalismo e mezzogiorno; per il partito pensa a un’autentica rivoluzione e all’azzeramento dei vertici. Ma nella testa ci sono pure le elezioni: pronta una macchine elettorale in stile Obama. E ora da Fini sembrano arrivare i primi segnali di tregua. Quando giocando col fuoco ti scotti, ci pensi un po’ prima di rifarlo…

Analisi
Piero Ostellino suggerisce al premier di recuperare la vecchia spinta liberale per uscire dal guado e vincere la sua battaglia.
Davide Giacalone invoca la Terza Repubblica prima del voto e Maurizio Belpietro preferisce invece soffermarsi sull’atteggiamento di Fini: “Si comporta peggio di tutti”. Ci va giù pesante anche Giampaolo Pansa: “Gianfranco? Un tattico senza strategia”. Lapalissiano ma leggibile.

Scandalo
Appartamento di Montecarlo: nella sede di An è arrivata la Finanza. Secondo Alessandro Sallusti adesso spunterebbero addirittura altre case, mentre l’infaticabile Gian Marco Chiocci scopre che quell’immobile non doveva finire ad Alleanza Nazionale.
Panorama indaga su quel “tesoro di donna” di Elisabetta Tulliani e Flavia Perina esulta, un pizzico in ritardo, per la nuova operazione trasparenza. Mario Sechi dalle colonne del Tempo cita l’Economist. Il colpo finale lo infligge Franco Bechis con l’ennesimo scoop: ecco la storia dell’uomo di An in Rai purgato per i no a Lady Fini.

Recupero evasione, altroché chiacchiere!
Evasione, recuperati ben 4,9 miliradi in soli 7 mesi. Roba da far impallidire pure Visco e Padoa Schioppa. Il Foglio gongola per l’ultimo successo della politica del fare.

Baffino
Massimo D’Alema sempre più preoccupato dall’attivismo del rivale Nichi Vendola, osannato persino da El Pais. E al Riformista punta i piedi: “Non può essere il leader del centrosinistra”.

Spatuzza giornalista. I miracoli dei giornali di De Benedetti
Consacrazione finale per l’eroe numero uno degli anti Cav. Il pentito diviene addirittura grande firma dell’Espresso.



 Dal PDL


venerdì, 6 agosto

Tra un Bocchino e una Granata
Fini finirà vittima dei suoi stessi uomini. Parola di Maurizio Lupi.

Un nuovo Pdl
Partirà dai collegi elettorali. L’intervista di
Gaetano Quagliariello

al Sole.

Il governicchio no
Assolutamente contrario Lamberto Dini: “L’incertezza spaventa i mercati”.

Profeta senza patria
Gennaro Malgieri attacca: “A Roma il finismo ha fatto flop”.

Tutti mi cercano, nessuno mi trova
Parla Giuseppe Consolo, il finiano assente alla mozione Caliendo.

Comunista io?
Italo Bocchino tiene a precisare: “Noi mai con la sinistra”.

L’urna della paura
Silvano Moffa, portavoce di Fli, prova ancora a scongiurare le elezioni.

Lo scaricabarile
Casa dei misteri, Enzo Raisi tira in ballo Ignazio La Russa.

La decima finiana
La new entry
Barbara Contini si confessa alla Discussione.

L’acqua calda

Beppe Pisanu fa una scoperta epocale: “No alle elezioni anticipate, in parlamento tantissimi i contrari”. Ma dai?

Folgorata sulla via di Damasco
Con una lunga intervista
Il Secolo celebra
Chiara Moroni
.

Rabbrividisco e impreco
La delusione di
Stefania Craxi contro l’ex compagna di partito: “La ragazza contraddice se stessa”.

Il ritorno di Scajola
L’ex ministro si riprende la scena: “Incarichi? E’ presto”.

Nelle mani di un capopolo
Raffaele Fitto replica a muso duro alle accuse di Nichi Vendola.





Arte, Cinema, letteratura e molto altro ancora
 
 
 

 


Aforismi fiorentini
 
Ben informati riferiscono che incontrando Fini e Rutelli, Casini, orgoglioso, abbia detto: “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”.
Momento di imbarazzo.
Poi hanno spiegato a Fini che non si riferiva alle slot machines di Atlantis Word. 

 
  Il Taciturno

6 agosto 2010